Sata Andagi (Okinawan doughnut holes)

In Oriente e in gran parte del Sud-Est asiatico durante il settimo mese del calendario lunare si venerano i morti, un po’ come succede da noi tra ottobre e novembre: il settimo mese in questo 2016 è iniziato il 3 agosto e finirà il 31 agosto.

Questo periodo è molto sentito grazie anche a una solida tradizione del folklore cinese e a una festività buddista che si sono in molti casi sovrapposte: quest’anno ho deciso di affrontare questa occasione dal punto di vista giapponese, ma il folklore e le consuetudini cinesi meriteranno un altro post.

Durante l’Obon (come viene chiamato in Giappone) le porte del mondo dei morti si aprono lasciando che gli spiriti vaghino sulla terra: sia che essi siano buoni o cattivi. Il culmine viene raggiunto durante la notte di luna piena.

Tradizionalmente la famiglia si riunisce per festeggiare il ritorno degli antenati e tra le consuetudini vi è la pulizia e la preghiera sulla tomba dei cari (e anche su quelle tombe di chi non ha parenti per aiutare lo spirito), l’offerta di cibo agli spiriti sia materialmente sia attraverso il fuoco, la costruzione di “mezzi” per aiutare il viaggio degli spiriti (famose le lanterne lasciate fluttuare sull’acqua per indicare la via verso l’oltretomba) e, sopratutto, spettacoli, fuochi d’artificio e danze che illuminano la notte.

Durante la notte di luna piena si può assistere al Bon Odori: una danza tradizionale eseguita anticamente nei recinti dei templi, ma trasferita al giorno d’oggi in qualsiasi punto che possa raccogliere abbastanza gente. Le donne e gli uomini indossano lo yukata, il tipico kimono estivo, e non è raro vedere appeso alla fascia degli uomini l’Inro, una scatola di legno porta oggetti.

Durante questa festa il cibo da strada diventa protagonista, così ho voluto scegliere una ricetta tipica di Okinawa che racchiudesse in sé quel crogiolo di culture che è l’isola stessa: i Sata Andagi.
Sono delle specie di palline di  “torta” fritte, veloci da fare e da servire ben calde (magari con una spolverata di zucchero a velo). Il guscio rimane croccante, mentre l’interno ricorda quello di una torta. L’unica accortezza è regolare bene la temperatura e non vi preoccupate se durante la cottura si apriranno leggermente: vorrà dire che vi stanno sorridendo! 🙂

Preparateli per una serata magica accompagnandoli da fette di angurie, spiedini (da provare quelli di totano), takoyaki, yakitori, yakisoba e l’immancabile granita.

Abbinateli infine a un bicchiere di Matcha Genmaicha, tè verde giapponese che al gusto tostato del riso unisce l’anima verde della polvere di Matcha.

Alba suggerisce in abbinamento un Moscato di Baselice, vino dolce, mai stucchevole, morbido, supportato da una vena fresca e rimandi olfattivi suadenti di frutta e fiori gialli.

Valeria

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Torta rovesciata alla carota con le mele

ed eccoci arrivati al

3° Compleanno di Passioni da Bere

Una data piena di significato con l’inizio della Primavera e quest’anno anche con il coincidere della Domenica delle Palme.

Questo anno ha visto il concentrarsi dei nostri sforzi sui social network e nel portare avanti i nostri studi del settore per regalarvi ogni settimana ricette migliori e variegate: speriamo di esserci riuscite! 😉

La torta che vogliamo proporvi oggi non è elegante nel senso visivo del termine, ma è deliziosamente complessa con la sua parte inferiore che ricorda una torta di carote, mentre la parte superiore una tarte Tatin. L’uso di zuccheri diversi dona al dolce particolari sfumature aromatiche, esaltate dall’utilizzo delle spezie e dall’acidità delle mele. Ottima anche per gli intolleranti al lattosio e per gli amanti della farina di riso, usata come base insieme alle carote: un mix divertente.

Valeria per celebrare questa entrata trionfale nella Primavera suggerisce di abbinare questa torta a una tazza di Dragon Pearl, pregiato tè verde profumato al gelsomino: una festa dei sensi.

Per questa torta così piacevolmente aromatica, Alba suggerisce in abbinamento una Malvasia delle Lipari Passito, vino dolce e avvolgente, di solida struttura, sostenuto da un ottima scia sapida e da una risoluta freschezza.

Valeria e Alba

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Risotto dolce al cardamomo con anacardi e uvetta

Il riso dolce è sempre una coccola, è la dolcezza fatta piatto e consumato in compagnia fa sentire bene.

Abbiamo già visto come preparare il riso al latte, ma questa volta ho voluto preparare una versione senza lattosio ispirandomi ai piatti orientali come il Pongal.

Pongal è sia il nome di una festa dell’abbondanza e del raccolto che si svolge nel sud dell’India, sia quello di un piatto che viene servito durante quella festa.
Il Sakarai pongal in particolare è un riso dolcificato con il jaggery (una sorta di zucchero grezzo confezionato in panetti e popolarissimo in Asia, Africa e Sud America), speziato e utilizzato come offerta nei templi. Normalmente nella sua preparazione manca il latte e la parte grassa è costituita dal ghee o burro chiarificato.

Per chi non trovasse il burro chiarificato o non si sentisse sicuro a causa di una intolleranza, può benissimo sostituire il burro chiarificato con del buon olio di semi di arachidi.

A causa della poca diffusione del jaggery in Italia ho deciso di sostituirlo con dell’ottimo zucchero muscovado che ha donato al piatto una nota oscura, una dolcezza extra e una consistenza quasi da confettura.

Ovviamente vi consiglio di abbinare questo piatto a un tè indiano come un Assam o un Darjeeling che con le loro note tanniche contrastano bene la dolcezza del riso e accompagnano la leggera speziatura.

Alba propone in abbinamento un Albana di Romagna Passito, vino dolce dal carattere strutturato e pieno che fonde morbidezza e vivida freschezza con accenni sapidi.

Valeria

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Corn and Ginger cookies

DSCN2666In questo martedì pre-natalizio vorrei iniziare con dei cookie in stile americano molto dolci e zenzerosi: proprio quelli che si vedono nei film tondi, pieni di crepe e dalla consistenza particolare.

Ho voluto personalizzarli aggiungendo alla ricetta della farina di mais e dello sciroppo d’acero che esaltano ancora di più il gusto sottile delle spezie e dello zucchero integrale.

Gustateli con una tazza di tè dal gusto natalizio come Matrioska, tè nero con sciroppo d’acero, cannella, popcorn e petali bianchi di fiordaliso, oppure con una semplice tazza di Ceylon per godervi tutte le sfumature del biscotto.

Alba propone in abbinamento un A. A. Moscato Giallo Passito, vino dolce, acidulo, teso, di lunga persistenza.

Valeria

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Lo zucchero nero di Amami Oshima

L’isola di Amami Oshima si trova nella Prefettura di Kagoshima, nella parte più meridionale del Giappone.
Può essere considerata un concentrato di meraviglie sia dal punto di vista naturalistico, sia da quello etnologico e in special modo etnolinguistico (qui viene parlata una lingua ryukyuana, considerata dal resto dei giapponesi un dialetto, ma di fatto una lingua assestante).
Un’antica risorsa economica dell’isola (risalente al 1600) sono le piantagioni di canna da zucchero che, sfruttando il clima quasi tropicale, rendono ben quattro raccolti l’anno.
Lo zucchero di canna rientra così a pieno titolo nella cucina locale sia nei piatti dolci che in quelli salati ed è usato per produrre uno Shōchū tipico della zona.

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Crema all’Alchermes

Siete della fazione “La dieta s’inizia Lunedì!”? Oppure di quelli “La dieta primaverile si inizia a Marzo!” o magari di quelli “Quale dieta?”, beh a qualunque ideologia facciate riferimento ecco una ricetta che renderà le Castagnole proposte da Alba per il Martedì Grasso ancora più golose e stupefacenti.

Questa crema soda e dall’incredibile colore è l’ideale per farcire non solo le castagnole, ma anche una deliziosa torta stratificata, magari alternandola a della panna montata o a una crema al cioccolato.

L’Alchermes è un liquore rosso brillante ottenuto dall’infusione in alcool di frutta e spezie (tra le quali abbiamo arance, cannella, chiodi di garofano e cardamomo) e, nella versione più autentica, di cocciniglia che gli dona il suo caratteristico colore. In effetti il nome stesso deriva dal persiano “al-qirmiz” che indica l’insettino.
Usato notoriamente per colorare la zuppa inglese e altri dolci tipici della zona toscana e dell’Emilia Romagna dona alla crema un gusto inconfondibile e una leggera nota alcolica.

Altro elemento distintivo di questa crema è l’utilizzo dello zucchero Muscovado dal forte sapore di melassa e con una nota simile alla liquirizia: la sua naturale aromaticità profuma la crema base prima ancora dell’aggiunta del liquore e va a completare un panorama di sentori molto ricco. Inoltre la sua umidità rende la crema più malleabile.

Provatela abbinandola a una tazza di Raggio di Sole, infuso di frutta e spezie che ben si sposa con l’aromaticità della crema, specie se usata in abbinamento con dolci semplici e golosi come le castagnole.

Valeria

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