Capitoli 30 – 31, un bicchiere di rooibos alla cannella e arancia e biscotti di Prato al cacao

 

30. Elisa, in giro per Roccamori, capita nel negozio di Fernanda (oggetti in vetro artigianali) e le parla della camelia gialla di Vittoria e della sua sicurezza che sia quella che viene mandata ogni anno per il compleanno di sua madre. Scopre che è una Camelia Sinensis unica nel suo genere creata dopo la metà degli anni ’80. Infine le regala un anello giallo a cui tiene tantissimo: perché per Elisa è un giorno speciale.
Dire che questa Fernanda sa tutto è forse presuntuoso, ma CAVOLI! Inizia a essere quasi palese che l’intero paese sa qualcosa su Elisa che Elisa stessa non sa!

31. 31 anni prima. Daria e Renato sono nella serra della Casa delle Camelie: si amano appassionatamente e Daria gli comunica che lascerà il lavoro alla locanda, partirà e lascerà il tempo a lui di parlare con una fantomatica Lei per poi raggiungerla; lui è titubante.
Ovviamente sono la coppia del primo capitolo.

Nel romanzo “Le regole del tè e dell’amore” la figura del padre è vista come qualcosa di assente e, al tempo stesso, tragicamente fondamentale, in quella mancanza: ne sono un esempio il padre di Daniele e lo stesso di Elisa.
In questa giornata però voglio festeggiare la figura del padre presente, quello che, anche se non fisicamente, lo è ancora nella vita dei propri figli e che li accompagnerà per sempre.
Ho scelto quindi un biscotto che, al mio di papà, piace molto: che sia esso semplice o aromatizzato è sempre una festa assieme a un bicchierino di vino dolce.
Alba, infatti, consiglia in abbinamento un Vin Santo del Chianti, vino dolce equilibrato nella componente fresca, di efficace sapidità. Lunga la persistenza di miele e percezioni ammandorlate.

Valeria

Biscotti di Prato al cacao

Ingredienti:

  • 275g di farina 00
  • 25g di cacao
  • 220g di zucchero
  • 2 uova + 1 tuorlo
  • 125g di mandorle sgusciate
  • 25g di pinoli
  • la scorza grattugiata di un’arancia BIO
  • vaniglia

Preriscaldate il forno a 200°C.
Setacciate la farina con il cacao e formate una fontana sulla spianatoia. Praticate un cratere al centro della fontana e versateci tutti gli ingredienti tranne il tuorlo. Iniziate a impastare incorporando farina poco alla volta e ottenendo alla fine una pasta morbida e un po’ appiccicosa.
Foderate una teglia con della carta da forno, dividete l’impasto in due filoncini bassi e adagiateli sulla teglia.
Spennellate con il tuorlo la superficie dei filoncini e infornateli per circa 20 minuti.
Sfornateli e lasciateli intiepidire per un quarto d’ora, quindi tagliateli a fette.

Confettura di Zucca

Quando si ha la fortuna di avere un babbo con l’hobby dell’orto (e mille altri se devo essere sincera) a casa non manca mai frutta e verdura di stagione; l’unica pecca è che quando una pianta decide di fruttificare, certamente non si mette a dilazionare.
Nasce così la mia passione per confetture e marmellate: grandi quantità di frutta e poco tempo per consumarle, regalarle, ecc. Alle superiori un mio compagno asserì che sarei riuscita a marmellificare anche una scarpa…e sarebbe stata buona!

La confettura di zucca a molti potrà sembrare una bizzarria, ma è una delizia che si trova spesso in giro per l’Europa, con poche modifiche alla ricetta di base.

Ottima utilizzata come confettura dolce (io l’adoro con il classico pane e burro), ha però in sé una nota agrodolce che la fa sposare divinamente con i latticini.

Per rendere il sapore ancora più delicato è possibile sostituire il 50% dell’aceto con del vino bianco.

Provatela in abbinamento ad un Darjeeling second flush, magari durante un bel tè pomeridiano e assaporate il fondersi degli aromi.

Alba consiglia di provare questa splendida confettura di zucca in degustazione con un Pecorino di Pienza di media stagionatura e un calice di Vin Santo del Chianti, vino dolce, vellutato al palato ma ben bilanciato da risoluta freschezza, lunga la persistenza dove tornano note di noce.

Valeria

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Passione cioccolato

Theobroma cacao: cibo degli Dei.

Il cacao è uno degli ingredienti base, assieme al burro di cacao e allo zucchero, per la produzione del cioccolato.

Tavolette, cioccolatini, praline con granella di frutta secca, tartufi, cremini, ovetti, gianduiotti, boeri regalano una commistione di sensazioni dolci, a volte con punte di amaro, dalla morbida grassezza tipica del burro di cacao e dal finale intenso, meravigliosamente lungo e di grande persistenza gusto-olfattiva.

I sensi vengono sedotti da un pezzetto di cioccolato dall’inconfondibile aroma che anticipa un piacere quasi peccaminoso.

Lentamente il cioccolato si fonde in bocca mentre una voluttuosa scia di sensazioni non solo gustative ma anche tattili e olfattive inducono una languida dipendenza.

Il ventaglio dei dessert al cioccolato racchiude una miriade di golosità irrinunciabili, dai dolci al cucchiaio, alle soffici torte, passando per muffin, brownie, creme, bavaresi, mousse, soufflé e cialde in un crescendo aromatico che crea non poche difficoltà di abbinamento col vino e con il tè.

L’incontro richiede vini liquorosi, passiti, di grande struttura, morbidezza e ottima persistenza.

P1040219Ma andiamo per ordine di intensità nel bouquet di proposte d’abbinamento.

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Frittelle dolci di riso con uvetta, vin santo e farina di mandorle

Siamo nel pieno del Carnevale e l’odore di gustose frittelle imperversa.

Chiacchiere, frappe, cenci, morbidi krapfen, ravioli e tortelli dolci, castagnole…ognuno declina la propria voglia di dolcezza in questo irresistibile itinerario tra specialità regionali.

Io vi propongo una ricetta che si ispira alle frittelle di riso dolci, quelle toscane, tanto in voga non solo nel periodo che precede la Quaresima ma anche nel giorno di San Giuseppe.

Ho personalizzato l’impasto aggiungendo della farina di mandorle e dello zenzero per darne un tocco appena orientale, agrumato e leggermente piccante.

La dolcezza della frittelle si sente, resta ed è buonissima ma mi diverte giocare coi contrasti.

Potreste spingervi oltre e sostituire l’uva passa con altra frutta secca, ad esempio dei mirtilli rossi che daranno un carattere appena piu’ acidulo e saranno d’effetto nella decorazione del piatto.

Un ultimo accorgimento: usate un riso ricco di amido per rendere l’interno delle frittelle piu’morbido e cremoso.

E per esaltare il piacere di queste irrefrenabili tentazioni, restate in Toscana e godetevi un calice di Vin Santo del Chianti Classico, vino dolce animato da discreta freschezza e sapidità con un lungo finale di frutta secca.

Valeria invece propone una tazza di Silver Moon, un genmaicha aromatizzato e dolce.

Alba

Frittelle dolci di riso con uvetta, vin santo e farina di mandorle - Foto di Walter Romano
Frittelle dolci di riso con uvetta, vin santo e farina di mandorle – Foto di Walter Romano

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