Pasta sciancà

La cucina ligure, per la sua semplicità, è pervasa dai sapori semplici dell’orto e dalla volontà di non buttare via nulla. Questa pasta nasce come idea per riciclare la sfoglia che veniva usata per le torte salate o per altre ricette, mentre il condimento è un insieme di verdure primaverili facili da trovare e velocemente lessate per mantenere la loro croccantezza.

Pasta sciancà vuol dire proprio pasta sciancata: i pezzi di sfoglia vengono strappati velocemente senza una forma precisa.

E’ un piatto rustico che difficilmente viene presentato nei ristoranti e che richiama il gusto forte della natura grazie anche all’aglio crudo.

Gustatelo con una tazza di Darjeeling FF – FTGFOP1 – Monteviot (biologico), tè indiano dalle insospettabili note fresche.

Alba propone un abbinamento territoriale, un Riviera Ligure di Ponente Vermentino, vino bianco dai toni morbidi ma ben bilanciato da una piacevole sapidità.

Valeria

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Polpette di carciofi e patate con stracciatella pugliese

Un piatto di polpette a base di verdura è un passe-partout per un antipasto o per un secondo sfizioso e informale. Propongo dunque il collaudatissimo binomio carciofi-patate che in questa stagione spopola sotto forma di minestre calde e sformati.

Queste polpette sono croccanti fuori ma morbidissime dentro, grazie alla presenza della ricotta che aggiunge umidità all’impasto.

Il contrasto viene proposto anche tra il calore della polpetta appena fritta e la freschezza della stracciatella sulla quale verrà adagiata.

La stracciatella pugliese è un candido, delizioso prodotto a pasta filata.

Costituisce la parte interna della burrata, il cuore burroso, morbido dal sapore delicato e fresco, leggermente acidulo. La stracciatella è in sostanza una mozzarella sfilacciata arricchita da panna freschissima.

Se in questo periodo che anticipa le grandi abbuffate natalizie preferite evitare i fritti, potete cuocerle in forno a 180° per 30 minuti fino a che non saranno dorate.

La mia proposta per l’abbinamento è un calice di Falerno del Massico Bianco, vino dal sorso appagante e dal profilo fresco, salino e fruttato.

Valeria suggerisce una tazza di Sencha Kagoshima, tè verde giapponese dall’insolita nota dolce che ben contrasta l’astringenza del carciofo ed esalta la ricchezza del piatto.

Alba

polpette-di-carciofi-con-stracciatella-puglieseIngredienti per le polpette

  • 200 grammi di cuori di carciofo
  • 80 grammi di ricotta
  • 30 grammi di grana padano grattugiato
  • 100 grammi di patate
  • 100 grammi di pane raffermo
  • un ciuffo di prezzemolo
  • qualche foglia di menta
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 uovo
  • sale
  • pepe

Ingredienti per la panatura e la frittura

  • pangrattato
  • olio di semi di arachide
  • 2 uova

Ingredienti per impiattare

  • 200 grammi di stracciatella pugliese freschissima
  • 10 pomodori secchi sott’olio

Lessate le patate, lasciatele raffreddare, poi sbucciatele e passatele nello schiacciapatate.

Mondate i carciofi e metteteli a cuocere in padella con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio.

Eliminate l’aglio e passate al mixer i carciofi, salate e pepate.

Sminuzzate il prezzemolo e la menta.

Tagliate a pezzetti la mollica di pane raffermo.

Unite al mixer coi carciofi, il pane, il grana grattugiato e 1 uovo.

Trasferite il composto in una ciotola e aggiungete il trito di erbe, le patate, un pizzico di sale e la ricotta.

Formate delle polpette con le mani bagnate, poi passatele nell’uovo sbattuto e infine nel pangrattato.

Riscaldate l’olio in una padella capiente e, quando sarà a temperatura, friggetele in modo che siano uniformemente ben dorate.

Scolatele e lasciatele asciugare sulla carta assorbente.

Adagiatele sulla stracciatella fresca e decorate con filetti di pomodori secchi.

Corn and Ginger cookies

DSCN2666In questo martedì pre-natalizio vorrei iniziare con dei cookie in stile americano molto dolci e zenzerosi: proprio quelli che si vedono nei film tondi, pieni di crepe e dalla consistenza particolare.

Ho voluto personalizzarli aggiungendo alla ricetta della farina di mais e dello sciroppo d’acero che esaltano ancora di più il gusto sottile delle spezie e dello zucchero integrale.

Gustateli con una tazza di tè dal gusto natalizio come Matrioska, tè nero con sciroppo d’acero, cannella, popcorn e petali bianchi di fiordaliso, oppure con una semplice tazza di Ceylon per godervi tutte le sfumature del biscotto.

Alba propone in abbinamento un A. A. Moscato Giallo Passito, vino dolce, acidulo, teso, di lunga persistenza.

Valeria

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Nian Gao al cocco e azuki

19 Febbraio 2015, secondo novilunio dal solstizio d’inverno, capodanno in molti stati dell’Estremo Oriente. In Cina iniziano i festeggiamenti per l’anno della Capra e proseguiranno, seguendo una serie di tradizioni, per 15 giorni.
Sarà ovviamente un tripudio di decorazioni e luci rosse, petardi e cose rumorose, pulizie di primavera, ecc. Perché vi chiederete voi? Perché tradizione vuole che in questi giorni la Bestia del Capodanno (il Nian dalla testa di leone e corno di rinoceronte) si risvegli dal suo letargo e semini morte e distruzione, per fortuna proprio non sopporta i rumori forti, il colore rosso e una casa bella pulita! 😉

Anche se nel mondo cattolico ieri è iniziato il periodo quaresimale, non potevo esimermi dal presentarvi un piatto tradizionale dal sapore particolare che in questo momento è indispensabile in ogni casa orientale: la torta di riso glutinoso.

A essere sincera il Nian Gao è sì una torta di riso, ma nell’accezione più ampia, intesa come massa compatta a base di riso. Dalla storia antica (se ne  ritrova l’abitudine a cucinarla già nel 1045 a.C.), la sua diffusione in un territorio vasto come la Cina e gli altri paesi (ad esempio il Giappone), ne ha modificato profondamente aspetto, sapore e ingredienti facendolo variare da piatto dolce a salato e perfino non avendo una corrispondenza nemmeno nella cottura o nella forma. Infine quindi ne rimane solo il nome comune che richiama nei suoi ideogrammi un senso di prosperità e longevità per il nuovo anno.

La farina di riso glutinoso si trova facilmente nei negozi di alimentari asiatici e deriva dalla lavorazione dei chicchi dell’Oryza sativa var. glutinosa: in questo caso glutinoso non è riferito quindi al glutine (di cui è priva), ma al fatto di dar vita ad un impasto appiccicaticcio.
Per intenderci è la stessa farina che viene usata per preparare gli gnocchi di riso nei ristoranti cinesi e il famoso Mochi giapponese; per chi avesse già assaggiato uno di questi piatti saprà cosa lo aspetta: una consistenza gommosa e un po’ appiccicosa, che fa impazzire cinesi e giapponesi (e gli estimatori occidentali).

Per gli altri ingredienti ho voluto usare i fagioli azuki (che spessissimo vengono accoppiati al riso glutinoso nei dolci e in più sono rossi e portan bene), il cocco (simbolo di forza) e il sesamo.

Per la cottura ho scelto un ibrido, a mio avviso soddisfacente, tra la cottura a vapore e il forno: in questo modo si riesce a mantenere quella gommosità tanto tipica in questa preparazione.

Infine passiamo all’abbinamento con il tè. In questo particolare caso credo che vi sia un po’ di libertà sia supportata dalla tradizione che dai gusti personali: infatti potete optare per un tè arricchito da cannella e pepe (una sorta di chai) per allontanare possibili malattie invernali che si vogliano intrufolare in questo nuovo anno, oppure un tè dolce e orientaleggiante arricchito con datteri e fichi per la prosperità e la ricchezza, o magari un prezioso oolong del Guangdong, oppure abbinare il tutto ad un Sencha Kagoshima, tè verde giapponese dal retrogusto dolce e leggero.

Alba suggerisce in abbinamento un Albana di Romagna Dolce, vino sorretto da una gradevole freschezza e sottile sapidità.

Valeria

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Onde di Venere

Avete presente la celebre scena del film “Il postino suona sempre due volte”, quella in cui Jessica Lange e Jack Nicholson ruzzano sul tavolo infarinato della cucina, travolti da un’instancabile passione?

Ecco, è proprio con questo spirito che dovrete approcciarvi alla spianatoia per lavorare vigorosamente l’impasto che vi propongo oggi.

Si tratta degli scialatielli, una pasta fresca, ad alto tasso di piacere, che va a nozze con i frutti di mare, immancabile tra le proposte della cucina amalfitana.

La ricetta originale prevede anche del basilico e del pecorino nell’impasto ma io ho preferito non aggiungere questa caratteristica aromaticità per dare maggiore risalto al profumo e al gusto delle vongole veraci.

Il termine dialettale “scialatielli” deriva probabilmente dal verbo “scigliare” che in napoletano vuol dire scompigliare, mettere in disordine. In effetti a guardarli nel piatto fumante sembrano proprio una massa arruffata e ondosa.

Un’altra scuola di pensiero invece sostiene che il termine derivi dal verbo “scialare”, nel doppio significato di “allargarsi” e di “godersela” e dal sostantivo “tiella” ovvero “pentola”, dove vengono appunto cotti.

Che preferiate l’una o l’altra versione, quel che conta è assaporare quel pizzico di piccantezza aggiunto per completare il quadro aromatico e il gioco della seduzione sarà apparecchiato.

Vi suggerisco in abbinamento un Falerno del Massico Bianco, vino dall’approccio olfattivo pulito e fresco; al sorso una definita carica salina ne bilancia il profilo fruttato.

Per questo piatto dalle ricche note marine, Valeria consiglia una tazza di Sencha, tè verde giapponese che ben sostiene l’aromaticità del piatto.

Alba

Scialatielli con le vongole veraci
Scialatielli con le vongole veraci

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Filetti di spigola all’arancia con salsa aioli

 

La salsa aioli, con la sua forte marcatura d’aglio, è tipica della Provenza. Accompagna non solo il pesce ma anche le uova, il pane con le olive, le verdure e la carne arrostita.

Per me però è intrisa di richiami e di sapori legati ai viaggi in Catalogna, in Andalusia, nella Castiglia dove immancabilmente mi veniva servita tra le tapas insieme alle patate (y col tinto de verano), ma questo lo scrivo sottovoce perché molti miei colleghi sommelier potrebbero storcere il naso 🙂

Manca solo una settimana al saggio di flamenco e ho pensato di evocare el duende (lo spirito che dà la forza interpretativa) giocando con questo richiamo alle serate intense ma spensierate passate por la corredera de Cordoba o tra le cantine di Jerez de la Frontera.

Per il resto ho trovato due spigole di Anzio freschissime al banco del pesce nel mercatino di San Lorenzo ed ho approfittato per farmele sfilettare.

Il tocco esotico è infine dato dai semi di senape rossi scovati in una bottega equo e solidale.

Pestati e messi a contatto con un liquido acidulo (in questo caso il succo d’arancia) sprigionano pienamente il sentore pungente tipico della senape.

Infine, per accompagnare il tutto, ho messo in frigo una bottiglia di Soave Superiore, vino bianco persistente, delicatamente morbido, di buona freschezza e nuance sapida.

Per l’intensa aromaticità della salsa ed il gusto fresco del pesce, Valeria suggerisce il famosissimo Gunpowder, tè verde cinese dal gusto forte e intenso.

Alba

 

filetti di spigola all'arancia in salsa aioli
filetti di spigola all’arancia in salsa aioli

Ingredienti per 4 persone Continua a leggere Filetti di spigola all’arancia con salsa aioli