Pane con farina di avena, succo di carote e semi di girasole

Variare vuol dire anche sperimentare buttandosi in sostituzioni a volte un po’ folli: è successo con questo pane che da già gustoso, ma tradizionale, è diventato un tripudio di gusto, quasi a essere un pasto esso stesso.

DSCN4930Il succo di carote, che io mi autoproduco con l’estrattore di succo, ma che è facilmente acquistabile anche nei negozi BIO o nei grandi supermercati, dona a questo pane oltre a un allegro color arancione, anche un gusto particolare ed erbaceo.

La farina di avena invece dona la trama compatta, che lo rende perfetto da tagliare, e un guizzo di proteine vegetali.

Infine l’energia dei semi di girasole, oltre alla loro croccantezza. 😉

Trovo che questo pane si sposi perfettamente con i piatti di verdure: sia così com’è che sotto forma di crostini; ma potete decidere anche di sperimentare, sfruttando la sua superficie compatta, spalmandolo di paté di olive o altre salse saporite.

Ho deciso di abbinare questo pane a un tè giapponese, ma dal sapore cinese: il Japan Yonkon che con le sue note erbacee, ma dolci ben si sposa con la complessità del preparato.

Alba propone in abbinamento un A.A. Sylvaner, vino bianco dal sorso cremoso cadenzato da sferzate acido-sapide ed un’eco di agrumi e minerali.

Valeria

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Minestra di verdure in tè verde Kokeicha

Più per curiosità, che per reale interesse, mi son ritrovata a comprare del tè verde Kokeicha (per la sua storia seguite il link nella nostra Sala da Tè). Ovviamente poi avrei dovuto trovare il modo di usarlo 😀

Se avete difficoltà a trovare il Kokeicha provate questa stessa ricetta con un Sencha o un Genmaicha: il primo donerà un retrogusto marino alla preparazione, mentre il secondo rilascerà il suo delizioso sapore di popcorn e riso.

kokeicha2Le minestre a base di tè non sono nuove, specie nel panorama giapponese: sono calde, semplici da fare e rinvigorenti. Sfruttando questa idea ho unito un tè dalle note amarognole e umami con delle verdure dolciastre e salate. Mix assurdo? Forse, ma nell’ottica di una piccola fondina atta a stimolare le papille gustative in vista di più grandi piatti, ci sta tutto.

Se volete accompagnare questo piatto con un tè vi consiglio un Japan Sencha Kagoshima: tè verde giapponese dalle note dolciastre.

Per l’aromaticità, la tendenza dolce e l’accenno amarognolo della ricetta, Alba suggerisce un vino bianco sapido e fresco, delicatamente morbido, un Alto Adige Valle Isarco Sylavaner.

Valeria

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Risotto ai funghi e Lapsang Souchong

Ogni volta che si pensa ad un risotto ai funghi, magari dal gusto affumicato, vengono in mente passeggiate in boschi autunnali e camini accesi, quindi perché proporlo in un menù pasquale e primaverile?
La risposta è semplice: per dare risalto a quei funghi che crescono tutto l’anno e che proprio in primavera si possono trovare con facilità.

Il cardoncello (Pleurotus eryngii) è un fungo dalla consistenza carnosa e soda che si può trovare spontaneamente in molte regioni del centro-sud in particolare nelle Murge.
Ha un gusto intenso e particolare che lo fa apprezzare moltissimo a tavola.
In caso non riusciste a trovare i cardoncelli, ma avete da parte dei buonissimi porcini: non vi preoccupate! Il gusto cambierà leggermente, ma i vostri commensali ne saranno felicissimi lo stesso.

Per il sapore affumicato ho scelto una via più vegetariana e da amante del tè, utilizzando il tè cinese Lapsang Souchong: le sue foglie vengono affumicate con legno di abete rosso e donano al risotto un gusto delizioso.

Per non esagerare con l’affumicato e per esaltare il gusto dei funghi consiglio di abbinare questo piatto ad un tè indiano come il Darjeeling Jungpana second flush.

Alba consiglia di accompagnare questo risotto con un Sylvaner, vino bianco gradevolmente fresco, fruttato, elegante.

Valeria

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