Tortino di patate novelle, pistacchi e mortadella Bologna IGP su fonduta di provola

La proposta di oggi è dettata un po’ dal desiderio di salire in quel di Bologna per riabbracciare Valeria e Davide, bivaccare sul loro terrazzo tra i vasi di piante aromatiche, bere un buon calice di vino e fumare un toscano.

Proprio da questa ispirazione ho reso protagonista del piatto di oggi la mortadella, un succulento insaccato di origine bolognese, ottenuto da carne macinata finemente alla quale vengono aggiunti lardelli di grasso, pistacchi e pepe in un trionfo di aromaticità.

La mortadella non è un salume raffinato e ricercato ma, nelle sue migliori espressioni, come quella di puro suino Bologna IGP, tagliata a cubetti o in fette sottilissime, è assolutamente stuzzicante e irresistibile, ineguagliabile nel dare sapore e carattere a polpette e sformati.

Nonostante la grassezza del piatto, siamo pur sempre in primavera e dunque ho utilizzato le patate novelle, quelle piccole e morbide, ottenute da coltivazioni di varietà molto precoci e dalla buccia sottilissima. Vanno consumate entro pochi giorni dall’acquisto e si prestano ad essere cotte e mangiate nella loro interezza anche con la buccia.

Consiglio di abbinare a questo tortino voluttuoso, saporito e discretamente speziato un Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, vino fragrante, dalla trama sapida e ravvivato da una fresca briosità.

Per questo sformato aromatico Valeria suggerisce una tazza di Genmaicha, tè verde giapponese dal delizioso gusto di riso e poc corn.

Alba

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Tortino di patate novelle, pistacchi e mortadella Bologna IGP su fonduta di provola

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Ravioli di provola e speck

Che cosa ne pensate della cucina di tutti i giorni? Ripetitiva, monotona?
Divisi tra impegni in una corsa contro il tempo, tra il pc e, perché no, l’arrosto che cuoce nottetempo per il giorno dopo, difficilmente si riesce a dedicare davvero passione ai fornelli.
Provate a sovvertire la routine con un po’ di abilità e fantasia. Raccogliete degli amici a casa e ricreate in cucina l’alchimia delle giornate nei rifugi di montagna.
Fatelo con questo piatto, ricco, saporito ma soprattutto fatto da voi a partire dalla sfoglia tirata sottile. Gli atti d’amore sono a volte tra le pieghe dei piccoli gesti, anche in un invito a pranzo.
Per la scelta del vino consiglio una bottiglia di A.A. Gewurztraminer, vino bianco vellutato e di fresca mineralità, dal lungo, piacevolissimo finale aromatico.
Valeria invece vi propone una tazza bollente di Keemun Mao Feng, tè rosso cinese dalle note di legno di rosa.
Alba
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Muffin al grano e piselli con mousse di mortadella ai pistacchi

Se state pensando a qualcosa di facile ma d’effetto per una festicciola, un buffet, una cena in piedi..siete capitati nella ricetta giusta.

I muffin salati sono un jolly per tutte queste occasioni da finger food, morbidi, invitanti e ogni volta diversi.

Potete aggiungere una bella sferzata di irresistibile aromaticità servendoli con spume, salse o mousse.

Oggi li propongo con un ingrediente che mi sta molto a cuore perché legato indissolubilmente alle mia storia personale: il grano.

Cereale simbolo dell’estate, dalla mietitura alla trebbiatura scandisce da giugno ad agosto i ritmi della campagna.

Tra l’altro, proprio oggi, il 26 luglio, in occasione di Sant’Anna si celebra nel Molise, a Jelsi, una delle feste tradizionali più sentite nel territorio e , in quest’occasione, le spighe di grano intrecciate in meravigliose composizioni vengono fatte sfilare sulle traglie lungo la strada principale del paese come offerta devozionale.

Potreste accompagnare questo stuzzicante antipasto con un calice di bollicine, un Trento Brut, spumante morbido equilibrato da una buona freschezza e marcata sapidità, dal finale agrumato e persistente.

Valeria, invece propone di abbinarlo ad un Silver Moon, tè verde aromatizzato dal sapore dolce e piccante.

Alba

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Parmigiana di melanzane

Piena estate.

Non c’e’ caldo afoso che tenga ma solo ottimi argomenti perche’ questa portata regni sovrana nelle cucine italiane, soprattutto in alcune regioni del Sud.

Nonostante il nome sembri derivare dal tipico formaggio emiliano, la paternita’ della ricetta viene spesso contesa in una disputa tra Sicilia e Campania.

Poco importa ai fini del gusto.

Fatta con le melanzane allungate di colore viola scuro, piu’ piccantine e amarognole o preparata con quelle tondeggianti, chiare e dal sapore piu’ delicato, il risultato e’ sempre un piacere confortante e atteso che sprigiona dal forno il suo aroma che invita a tavola.

Le mie origini campane (da parte materna) mi portano a diffidare di chi sceglie di sbucciare, grigliare o addirittura cuocere a vapore (sacrilegio!) le fette di melanzane.

Io preferisco friggerle, con una certa opulenta soddisfazione, nell’olio bollente, dopo averle passate nella farina e nell’uovo.

E non aggiungo fronzoli…ne’ carne macinata, ne’ affettati, ne’ uova sode.

Mi piace pensare al sapore pieno e perfetto di pochi ingredienti freschi da combinare in una delizia semplice e tradizionale.

Il gusto si esalta e si affina se lasciata “riposare” per qualche ora dopo la cottura. Potreste prepararla in anticipo anche il giorno prima di servirla. I sapori si compattano e si amalgamano in un’attesa stuzzicante.

Per accompagnare questo piatto appetitoso e conviviale ho pensato a un Penisola Sorrentina Gragnano, vino rosso partenopeo che col suo gusto brioso scorre via piacevolmente nella leggerezza di una tavolata tra amici.

Valeria, invece, propone un tè di Ceylon: matrimonio perfetto con la melanzana e la provola.

Alba

Parmigiana di melanzane - Foto di Walter Romano
Parmigiana di melanzane – Foto di Walter Romano

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Quiche ai carciofi

L’odore fragrante di una torta salata appena uscita dal forno mi fa pensare ai piccoli piaceri della vita, quelli leggeri, dotati di una grazia semplice.

Fatta a mano, impastata in cucina magari una domenica, al mattino con tutta calma, ha un gusto che si distingue, già’ al primo assaggio, dalla base per torte che trovo al supermercato.

La torta salata e’ versatile, posso prepararla in anticipo e servirla sia calda che fredda.

Da gustare a cena, da proporre a un buffet o da mettere nel cestino del picnic sara’ comunque tutta da gustare.

La quiche che presento e’ un omaggio alla primavera. In questa stagione i carciofi freschi hanno un gusto delicato e sono più’ succulenti.

Solitamente, se consumati crudi, hanno una tendenza amarognola e una forte astringenza che creano notevoli difficoltà’ di abbinamento col vino.

Fortunatamente la prospettiva cambia quando vengono cotti. Con la cottura infatti acquistano un’insospettabile tendenza dolce.

Nella quiche, i toni vengono ancora più’ attenuati dalla presenza della salsa a base di latte, panna e uova. Ho pensato allora ad un vino bianco morbido ma ben bilanciato dalla freschezza e da una scia sapida: la Vernaccia di San Gimignano.

Valeria invece propone un tè lussuoso, quasi a scontrarsi con l’umiltà della quiche, ma che si sposa a perfezione con il gusto del formaggio di pecora e con la dolcezza dei carciofi: il Gyokuro.

Alba.

quiche ai carciofi
quiche ai carciofi – foto di Rossella Reggente

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