Gumbo vegetariano

Con l’inizio della settimana di carnevale ho voluto proporvi un piatto tipico, anzi simbolo, della Louisiana che viene preparato in particolar modo durante le festività del Martedì Grasso: il gumbo!
Complice anche il fatto che sono riuscita a trovare dell’okra! Talmente contenta del mio acquisto, mi sono diretta verso casa non pensando che in effetti non avevo né carne, né pesce per preparare un tipico gumbo sia che avessi usato la ricetta creola che quella cajun, ma dal frigo mi salutava orgoglioso e festoso del tofu affumicato e quindi eccolo: un gumbo vegetariano! (ed è venuto anche buono!)

Il gumbo è una specie di stufato molto denso che viene servito solitamente assieme a del riso o, se la si preferisce, con una bella insalata di patate alla “vecchia maniera del Sud!” (inteso sempre quello degli Stati Uniti!). Se ne ritrovano le tracce nella cucina del 18° secolo e si pensa che possa essere nato (e via via sviluppato) dalla commistione di ricette e tradizioni derivate dal crogiolo di culture che era la Louisiana. Francesi, spagnoli, italiani, tedeschi, indiani d’america e africani hanno un collegamento nel gumbo: ad esempio la base addensante è costituita dal roux, mentre lo stesso nome “gumbo” potrebbe derivare dal modo in cui gli schiavi africani chiamavano l’okra.
Anche l’okra in sé per sé è un addensante grazie all’alto valore di mucillagini presenti al suo interno e che sopperiscono al fatto che il roux bruno ha perso parte del suo potere.

La relazione tra gumbo e carnevale è iniziata ad opera delle comunità francesi, dove ha ancora un ruolo fondamentale nella questua e nei festeggiamenti del Martedì Grasso.

Una curiosità: qualche tempo fa la Disney pubblicò il video di un “gumbo sano” dove rientravano fra gli ingredienti anche il cavolo nero e la quinoa al posto del riso. CI FU UNA RIVOLUZIONE TRA GLI AMANTI DEL GUMBO! Tanto che si possono trovare in rete ancora i video di protesta.
Io l’ho fatto con il tofu, quindi credo mi dovrò aspettare un picchettaggio con i forconi e le fiaccole! XD

A voler essere precisi esiste un gumbo tradizionale vegetariano ed è il Gumbo Z’herbes. Nelle regioni della Louisiana ad alta concentrazione di cattolici (come la regione francese Acadiana) ci si ritrovò a dover fronteggiare il “problema” culinario della Quaresima: così venne inventato un gumbo a base sì di roux, brodo e spezie, ma arricchito da una buona quantità di verdure.

A New Orleans il tè va servito dolce e ghiacciato: è una tradizione e una necessità visto il caldo! Ma in questa stagione potreste anche fare una eccezione con una buona tazza di Keemun che con le sue note legnose ben si abbina al gusto affumicato e nocciolato del piatto.

Alba propone in abbinamento un Roero Arneis, vino bianco dal sorso scorrevole, la morbidezza è ben bilanciata dalla freschezza e dal carattere sapido.

Valeria

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Empanadas argentine

L’arte di racchiudere un ripieno delizioso all’interno della pasta è conosciuto OVUNQUE!

Ovviamente sia il ripieno che la pasta variano da posto a posto e la fama di quel dato piatto può rimanere nell’area regionale o sfondare ogni confine e arrivare anche dall’altra parte del mondo.

Ok, mi sono lasciata andare un po’ all’epica, ma devo dire che le empanadas sono famose, molto, e in questi giorni in cui l’Estate è esplosa, il Mondo guarda alle competizioni sportive del Sud America e il cibo da strada spopola, mi è venuta voglia di proporvi questa ricetta.

L’Argentina non è esattamente un paese piccolo e la ricetta delle empanadas varia molto dalla zona e dalle materie prime della regione in cui vengono prodotte: dal canto mio ho scelto una ricetta “cipollosa” e carnivora per far contento il mio compagno che guarda con sospetto le verdure. >_<

La presenza dello strutto sia nel ripieno che nell’impasto mi rimanda un po’ alla cucina contadina di alcune regioni italiane e sono sicura che le mie amiche sarde non avranno problemi a realizzare queste empanadas.

Per l’abbinamento scegliete un Pu Ehr Shu Cha per le empanadas fritte o un Keemun per quelle al forno.

Valeria

Empanadas fritas
Empanadas fritas

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Insalata fresca di quinoa

Il 2013 è stato eletto dalla FAO l’anno della quinoa, potente alleato nella lotta alla fame, alla malnutrizione e alla povertà.
Ma che cosa è esattamente la quinoa?
La quinoa è uno pseudo-cereale che per secoli è stato il nutriente principe delle popolazioni andine e ancora oggi è alla base della dieta delle popolazioni Quechua e Aymara.  E’ naturalmente priva di glutine e viene spesso consigliata come fondamentale nelle diete per celiaci eguagliando in Kcal i più comuni mais, riso o grano, ma dando un ottimo apporto di proteine di qualità (come la Lisina) e decisamente più bilanciate. In più ha un buon apporto di fibre, acidi grassi “buoni”, vitamine e minerali come il ferro, il magnesio e lo zinco.
Profondamente adattabile dal punto di vista della coltivazione, si stanno avviando progetti per individuare le regioni migliori dove avviare la coltura di questo “super-cibo”. Uno di questi progetti è “Quinoa Felix” in Campania i cui obbiettivi sono verificare l’adattabilità delle varietà di quinoa e la selezione delle varietà più adatte per la regione, valutare le caratteristiche funzionali, nutrizionali e chimiche della quinoa, sviluppare un supporto tecnologico per l’intero ciclo di produzione, perfezionare la produzione e l’uso della quinoa, effettuare analisi di mercato per i prodotti a base di quinoa.

L’insalata che vi propongo oggi è sia un ottimo contorno che, in quantità maggiori, un piatto fresco per una gita primaverile.

Abbinate a questa insalata un bicchiere di fresco Darjeeling con una fettina di limone che completerà con una nota acida il sapore del piatto.

Alba suggerisce in abbinamento un A. A. Pinot bianco, vino dall’assaggio coinvolgente e nitido puntellato da freschezza e stuzzicante sapidità.

Valeria

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La ricetta di un burger vegetariano per un #Planet5050 by 2030

Eccoci di nuovo alla nostra consueta ricetta “in rosa” per la Festa della Donna, uno spazio in cui lasciamo un po’ da parte l’aspetto prettamente culinario per parlare di un argomento che il più delle volte viene preso sottogamba gli altri 364 giorni e che molte delle pratiche quotidiane a cui siamo abituate non fanno che inasprire: la discriminazione e l’uguaglianza di genere.

Le donne hanno diritto al pieno e uguale godimento di tutti i loro diritti umani e di essere libere da ogni forma di discriminazione. Tuttavia, la discriminazione nei confronti delle donne persiste in molte aree, direttamente e indirettamente, attraverso le leggi, le politiche, le norme sociali, le pratiche e gli stereotipi di genere. L’uguaglianza di genere di fronte alla legge non significa necessariamente che le donne in pratica hanno pari opportunità.

Questa infografica delle Nazioni Unite dà un’occhiata più da vicino alle varie forme di discriminazione che le donne devono affrontare nel mondo (quindi anche da noi).
Infographic: Human rights of women

Mentre questa ci dà l’idea che l’uguaglianza di genere è ancora lontana.
Infographic: Gender equality – Where are we today?

La ricetta di oggi è volutamente “maschile” nell’aspetto, in quell’ottica in cui si vuole i pub e le paninoteche frequentate da uomini, “violenta” per quel coltello piantato come se nulla fosse ed “eccessiva” per quell’idea che le donne non possono e non devono mangiare, ma il tutto è in versione vegetariana… quasi un affronto allo stereotipo; gli ingredienti usati vengono quasi tutti da imprese femminili, dal commercio equo-solidale e dal BIO (per identificare le imprese femminili rivolgetevi ai commercianti o alla camera di commercio).

La ricetta della polpetta di barbabietola è tratta dritta dritta da Clea, autrice del blog Clea Cuisine.

Gli ingredienti sono per 6 panini, numero ideale da dividere tra amiche e amici o tra parenti, in una convivialità che esige l’aiuto in cucina, la condivisione e la discussione. Da bere potreste scegliere la classica birra Porter, o una tazza di Kukicha tostato, tè giapponese dal gusto forte e dolciastro con una delicata nota di caffè che ricorda il cioccolato fondente o , come consiglia Alba in abbinamento, un Sannio Falanghina, vino bianco dall’assaggio fresco, scorrevole e sapido in chiusura.

Valeria

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Insalata pantesca

Il piatto tutto colorato che porto oggi in tavola è un tripudio di sapori del Sud: capperi di Pantelleria, pomodori Pachino, cipolla rossa di Tropea ed erbe aromatiche del Mediterraneo.
I capperi sono boccioli chiusi di un bellissimo fiore dai petali bianchi e lunghi stami viola che cresce spontaneo lungo le coste. Vengono raccolti dalla tarda primavera e conservati sotto sale o sott’aceto. I più piccoli sono i più pregiati per via della maggiore aromaticità.
Coltivato nel territorio di Ustica, Lipari, Salina, Favignana, Pantelleria è proprio in quest’ultima isola che il cappero trova il riconoscimento IGP, grazie al suo sapore caratteristico più intenso e deciso, dono del terreno lavico proprio di Pantelleria.
Un accorgimento importante per apprezzare al meglio questo piatto gustoso è quello di preferire la cipolla rossa di Tropea ad altre tipologie per via della tendenza dolce più spiccata e proprio per questa ragione adatta alla preparazione di insalate.
La ricetta base è adatta anche ai palati vegetariani ma è possibile realizzare varianti che prevedono l’aggiunta di pesce grigliato, polpo lesso, tonno o formaggi come la feta. Io ho scelto di rinforzare quest’insalata con lo sgombro, pesce azzurro ricco di grassi omega-3 e dunque particolarmente apprezzato nella dieta mediterranea.

Suggerisco in abbinamento un Grillo, vino bianco siciliano, sapido, fresco con piacevoli note erbacee e una buona mineralità.

Valeria invece suggerisce di abbinare questa ricca insalata a un bicchiere di Gunpowder, tè verde cinese che ben sostiene la ricca aromaticità.

Alba

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Insalata caprese

E’ passato il Ferragosto e mentre in alcune regioni d’Italia il caldo è ancora angosciante, in altre la temperatura serale inizia a sfiorare la frescura autunnale.

Così mentre pensavo alla ricetta da proporre mi sono accorta che non avevamo mai presentato una bella caprese: il must dell’estate italiana!

Beh, forse è perché in fondo non ci vuole una scienza a farla, ma già che ci sono vorrei suggerirvi di utilizzare la mozzarella di bufala e i pomodori “cuore di bue”: il gusto cambia drasticamente!
L’eccellenza delle materie prime nelle preparazioni semplici è la chiave del successo.

Per aumentare il grado di “verde” del piatto ho servito l’insalata su un letto di lattuga e usato sia il basilico fresco che l’origano, ma se proprio siete intolleranti a questo colore potete decidere di usare solo il basilico (rigorosamente fresco).

Abbinate questo piatto a un bicchiere di Darjeeling FF – FTGFOP1 del giardino biologico Monteviot: con le sue note leggermente astringenti e fresche vi sprofonderà su una sdraio con gli occhiali da sole e l’ombra degli alberi.

Alba suggerisce in abbinamento un Ischia Biancolella, vino dalle accattivanti  note agrumate, fresco e con una bella spinta minerale e salina.

Valeria

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