Riso fritto nello stile di Yangzhou

Chi abbia mai messo piede in un ristorante cinese in Occidente avrà sicuramente assaggiato il Riso alla Cantonese: piatto talmente stereotipato da entrare quasi nelle barzellette.
In realtà il riso alla cantonese non è altro che l’ennesima esemplificazione di una realtà vastissima che attraversa gran parte della Cina: il riso fritto.
Il riso fritto o saltato in padella è declinato in mille e uno modi a seconda della regione e delle città in cui viene proposto e all’interno delle stesse città a volte cambia particolari e sapori.

La città di Yangzhou è una importante città snodo nell’area economicamente più dinamica della Cina, il Delta del fiume Yangtze. Dalla storia millenaria oltre allo sviluppo economico, ha incrementato l’aspetto turistico e vivibile della città. E’ gemellata con Rimini.

Sul sito ufficiale della città ecco come viene presentato il suo riso fritto: The Food Experience written by Xiefeng states “the fried rice eaten by Yue kingdom is introduced into Yangzhou and is innovated by the masters of cooking field of the later generation and developed into one of the flavored staple food of Huaiyang in combination with the “careful selection of materials, fine fabrication, exquisite processing, attention to the color matching, original flavor”.

Il riso fritto può anche essere considerato un ottimo modo per riciclare pezzi di altre preparazioni ed è per questo che negli ingredienti che vi darò si parla di pollo e riso già cotto.
In più possono essere apportate modifiche date dalla stagione e dai gusti:

  • in primavera l’uso di piselli freschi è da preferire a quelli congelati;
  • i gamberetti sono ottimi freschi, ma anche quelli congelati vanno bene;
  • in caso non si gradisse il sapore “monte-mare” i gamberetti possono essere omessi;
  • in caso invece lo si gradisse molto, se è stagione, si può sormontare la preparazione con dei freschissimi parapandali (gamberetti di nassa famosi per le loro uova blu) saltati in padella con un pizzico di sale e pepe macinato;
  • sempre in stagione la preparazione può essere sormontata da delle noci di capesante appena appena scottate;
  • chi lo gradisse può aggiungere al cipollotto un po’ di zenzero fresco grattugiato;
  • i funghi shiitake possono essere sostituiti da altri funghi secchi o freschi;

Questo riso è una poesia di sapori contrastanti, esaltati dal fatto che sono fritti, l’utilizzo comunque di grassi come l’olio, le uova e il grasso del prosciutto impone un tè di carattere che aiuti a sgrassare la bocca come un imponente tè Pu Ehr, da infondere più e più volte per godere appieno delle mille note che questo tè nero cinese sa regalare.

Per un riso così ricco di sfaccettature gusto-olfattive, Alba propone in abbinamento un A.A. Gewurztraminer vino bianco dal sorso pieno, rotondo, gradevolmente sapido e cadenzato da percezioni aromatiche.

Valeria

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Insalata caprese

E’ passato il Ferragosto e mentre in alcune regioni d’Italia il caldo è ancora angosciante, in altre la temperatura serale inizia a sfiorare la frescura autunnale.

Così mentre pensavo alla ricetta da proporre mi sono accorta che non avevamo mai presentato una bella caprese: il must dell’estate italiana!

Beh, forse è perché in fondo non ci vuole una scienza a farla, ma già che ci sono vorrei suggerirvi di utilizzare la mozzarella di bufala e i pomodori “cuore di bue”: il gusto cambia drasticamente!
L’eccellenza delle materie prime nelle preparazioni semplici è la chiave del successo.

Per aumentare il grado di “verde” del piatto ho servito l’insalata su un letto di lattuga e usato sia il basilico fresco che l’origano, ma se proprio siete intolleranti a questo colore potete decidere di usare solo il basilico (rigorosamente fresco).

Abbinate questo piatto a un bicchiere di Darjeeling FF – FTGFOP1 del giardino biologico Monteviot: con le sue note leggermente astringenti e fresche vi sprofonderà su una sdraio con gli occhiali da sole e l’ombra degli alberi.

Alba suggerisce in abbinamento un Ischia Biancolella, vino dalle accattivanti  note agrumate, fresco e con una bella spinta minerale e salina.

Valeria

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Taccole avanzate e ripassate

In questo 2 Giugno festa della Repubblica, mi è venuta voglia di ricordare le massaie di quel lontano 1946. La guerra era appena finita, ma i suoi rigori e i suoi strascichi erano ancora presenti e dominanti: si beveva il caffè di cicoria, le proteine animali erano un lusso di pochi e l’arte del “riciclo” in cucina e non, era una delle più grandi doti richieste alla perfetta donna di casa.

Il “non si butta via niente” che anche oggi per combattere la crisi (e lo sfacelo ambientale) utilizziamo in maniera oculata.

Così tra gli avanzi mi son ritrovata un po’ di taccole bollite, della lattuga un po’ appassita, qualche cipollina novella e del prezzemolo: perché non impiattare dei finti “piselli” alla francese?

Le taccole, anche chiamate piselli mangiatutto, sono infatti una varietà di piselli che rimangono allo stato embrionale e dei quali si mangia anche il baccello (raccolto prima che diventi troppo fibroso).

Questo piatto, citato anche dall’Artusi, sfrutta la dolcezza delle verdure cotte e le unisce ad un invitante fondo di burro, ideale come accompagnamento di pietanze dal gusto più sapido.

Provate ad abbinare questo semplice piatto dalle sfumature dolciastre con un tè bianco Bai Mu Dan, le sue note fresche e delicate ben contrastano i sapori.

Alba propone in abbinamento un Roero Arneis, vino bianco, fresco e scorrevole, dai richiami erbacei.

Valeria

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