Capitoli 15 – 16 – 17, un bicchiere di Long Jing e tartine salmone e rucola

Ornella ed Elisa sono intente a stoccare gli scatoloni nel laboratorio di Ornella e qui saltano fuori con prepotenza i caratteri “complementari” delle due amiche: quanto è precisa, insicura e ansiosa Elisa, Ornella è disordinata, ribelle e tranquilla. Detto fatto praticamente Ornella obbliga Elisa a partire per Roccamori e alloggiare nell’unica locanda: “Locanda degli amori perduti”.

Capitolo 16. 9 anni prima. Purtroppo scopriamo che la madre di Elisa è morta per un male che le ha lasciato poco tempo per organizzarsi. Elisa scopertolo per caso ha deciso che non avrebbe potuto lasciare tutto e stare con Daniele, non avrebbe potuto nemmeno amarlo e così scomparve dalla sua vita, facendogli recapitare il biglietto da Aldo e non facendosi più sentire. (Il capitolo è uno di quelli che ti lascia il magone addosso!).

Intermezzo. Un’altra delle misteriose pagine del libro “Le regole del tè e dell’amore” dove si mette in relazione il tempo d’infusione con il tempo dedicato alla vita e all’amore.

Capitolo 17. 26 anni prima. Elisa è cresciuta in una famiglia formata solo da lei, dalla madre e dalla zia: le altre mamme evitavano quella casa e la sua solitudine veniva alleviata dal tè in cui lei riconosceva signori dai diversi caratteri: il Long Jing, l’Assam, ecc. erano diventati i suoi amici. Continuiamo a conoscere la madre: una donna intransigente con una vena dolorosa di sottofondo.
Erano 3 signore sole, ma erano anche 3 principesse!

Quando si infonde il Long Jing le foglie danzano roteando e sembrano proprio le spire di un dragone che si annodano e si snodano: ecco, qui siamo a un punto in cui i nodi iniziano a diventari visibili, le cose si fanno più pressanti.

Sono contenta che questo capitolo sia finito proprio nel giorno della Festa della Donna perché possiamo ammirare mille sfaccettature di donne diverse da loro e ognuna con le proprie motivazioni.

In più, per festeggiare, gli ho anche abbinato delle tartine veramente deliziose.

Se voleste abbinarci un calice di vino, Alba consiglia in abbinamento un Franciacorta Rosè, sottile nell’effervescenza, dotato di freschezza e sapidità, rivela un assaggio teso e piacevolmente fruttato.

Valeria

Tartine al salmone e crescione (ricetta originale)

Ingredienti:

  • pane in cassetta (consigliato il pane di segale)
  • salmone affumicato
  • maionese
  • salsa di rafano
  • burro (o formaggio spalmabile)
  • foglie di crescione

Con una forchetta, spezzettate le fette di salmone e mescolatele alla maionese e al rafano, fino a ottenere un composto morbido. Aggiungete sale e pepe. (Se potete, l’ideale sarebbe preparare questa mistura un giorno prima e lasciarla riposare in frigorifero in un contenitore ermetico.)
Imburrate una fetta di pane (o spalmatevi sopra il formaggio), unite la mistura al salmone, coprite con una foglia di crescione e con un’altra fetta di pane imburrata.

Tartine al salmone e rucola (mia variante)

Ingredienti:

  • pane di segale in cassetta
  • salmone affumicato
  • maionese
  • wasabi
  • sale, olio e pepe
  • rucola

Condite con sale, olio e pepe la rucola.
Aromatizzate a gusto la maionese con la salsa wasabi.
Sistemate l’insalata di rucola sulle rondelle di pane di segale, adagiatevi sopra un po’ di salmone e decorate con la maionese al wasabi.

Tesori di baccalà al Cointreau con cuore di bufala su salsa agrodolce al dragoncello

Quando decidiamo di indire un contest qui su Passioni da Bere, il principale scopo è quello di divertirsi e mettersi alla prova. Così per il nostro menù di Capodanno sia io che Alba ci siamo cimentate in due versioni della nostra idea di “Baccalà&Bufala”.

Questo antipasto si muove attraverso sapori forti e contrastanti, tutti volti a esaltare la voluttuosa scioglievolezza della mozzarella di bufala. Una delle regole per assaporare questo piccolo gioiello italiano è di non mangiarlo freddo di frigo! Molto meglio tiepido o, esaltazione, fumante e filante.
La scelta di racchiudere dei bocconcini in scrigni bollenti rimanda a questo scopo: un ambiente caldo e protetto dove la bufala schiuderà tutti i suoi aromi.

Gli scrigni dalle profonde note gustative natalizie, sono morbidi, ma con una sottilissima panatura croccante, mentre la salsa completa questo quadro gustativo complesso e unico. Se non siete sicuri sul sapore del dragoncello (a volte chiamato Estragone) vi consiglio di usarlo dapprima in altre ricette per capire se vi piace (provatelo ad esempio con una semplice insalata di carote all’aceto).

Accompagnate questo antipasto con una tazza di Darjeeling SF – FTGFOP1 – Castleton, tè nero indiano dalle leggere note agrumate che ben si sposa con la complessità del piatto.

Alba suggerisce in abbinamento un Franciacorta Brut Rosè, spumante di raffinata eleganza, fresco, minerale, dal perlage fine e persistente.

Valeria

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Tartare di gambero rosso coi fichi

Dopo tanto sole arriva il tempo per raccogliere i ricordi lasciati sulla battigia, coltivare gli ultimi scampoli di memoria, quelli che sanno ancora di salsedine, di stelle cadenti, di mare che balugina con sfumature grigioverdi, di valigie da disfare senza troppa convinzione.

Nel pensare alla ricetta di oggi, ho voluto accostare due ingredienti che celebrano proprio questo passaggio di fine estate: i gamberi e i fichi.

I gamberi che ho scelto sono una prelibatezza di Mazara del Vallo, nella Sicilia sud occidentale. Si tratta di prodotto del territorio estremamente ricercato, valorizzato dagli chef, specie ittica di pregio non a caso simbolo d’eccellenza nella cucina italiana.

Scegliete gamberi freschissimi ma rigorosamente abbattuti (l’abbattimento a freddo igienizza il pesce crudo da eventuali cariche batteriche e parassiti).

SONY DSCIl risultato è un delizioso contrasto tra la tenacia della carne del gambero e il suo gusto pronunciato, l’acidulo del limone e la morbida dolcezza dei fichi.

La presentazione della tartare è molto curata e sensuale, sembra adagiata sul dischiudersi di un fiore carnoso, rosso vermiglio. Perché gli accostamenti arditi e voluttuosi sono fatti per stupire.

Vi propongo in abbinamento un calice di Franciacorta Brut rosé, spumante dal fine perlage, naso accattivante di frutti rossi ed un’invitante sapida freschezza.

Valeria, invece, suggerisce una tazza di Long Jing, tè verde pregiato che si sposa perfettamente con il gusto del gambero e ben contrasta la dolcezza intensa dei fichi.

Alba

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Tartare di Fassona con rucola e cetriolini

La tartare è una prelibata portata di origine francese che prevede per il taglio della carne l’uso esclusivo del coltello. Macinarla sarebbe un’eresia perché non darebbe lo stesso risultato in termini di consistenza; tagliata e battuta al coltello si presenta invece più tenera e vellutata.
Per la lavorazione a fil di lama mi sono affidata alla Bottega Liberati, una della mie poche certezze nel panorama gastronomico romano, un caveau di gustose eccellenze.
La carne più adatta è il filetto di Fassona piemontese ma in alternativa potreste chiedere al macellaio il girello o lo scamone purché siano magri e freschissimi.
Per rispondere ai dettami di una ristorazione raffinata e contemporanea, il sapore del filetto deve dominare nell’insieme della composizione, quindi buona norma è limitarvi a pochi semplici ingredienti anch’essi sminuzzati a dovere.
Potreste anche pensare di servire la carne battuta condita semplicemente con un pizzico di sale e di pepe e a parte un’emulsione di olio e limone e tutti gli altri ingredienti tritati divisi in ciotoline.
In questo modo ogni commensale potrà scegliere di condire la tartare secondo il gusto personale.

Questa succulenta preparazione sostenuta da note ferrose ed acidule, richiede un vino morbido di buona freschezza e sapidità come un Roero Arneis oppure un cremoso ed elegante Franciacorta Brut rosé.

Valeria suggerisce di abbinare a questa fresca preparazione un bicchiere di Ceylon UVA, tè dalle leggere note balsamiche che ben si sposano con il condimento.

Alba

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Riso Venere alla melagrana con quenelle di caprino

Sorseggiare del Franciacorta rosé non rappresenta solo un sottile piacere ma rende anche nettamente migliore la riuscita di questo elegante risotto. Quindi prima di mettervi all’opera versatevi un calice freddissimo e lasciate che le bollicine enfatizzino gli effetti inebrianti dell’alcol.

Gli ingredienti di questa proposta sono tutti legati dal motivo della passione.

Il perlage stesso dello spumante appena versato potrebbe ricordare la spuma del mare da cui è nata Venere.

Riso Venere alla melagrana con quenelle di caprino - Foto di Walter Romano
Riso Venere alla melagrana con quenelle di caprino – Foto di Walter Romano

Il riso Venere col suo bellissimo colore ebano ha chicchi piccoli e profumati dall’aroma che ricorda la crosta di pane. Un profumo che si schiude completamente col calore della cottura.

Il melograno, pianta sacra a Giunone, è simbolo di fertilità, di prosperità, di animi uniti nella fratellanza simboleggiati dai numerosi grani lucenti racchiusi in un unico frutto.

Pianta cara anche ad Afrodite che la volle piantare nell’isola di Cipro e ben presto divenne il frutto dell’amore ardente per il colore rosso acceso dei semi.

Infine il caprino fresco bianco, morbido dal sapore delicatamente acidulo completa l’accattivante ventaglio cromatico e olfattivo.

Per seguire il fil rouge della presentazione ho scelto di servire in abbinamento lo stesso spumante usato per sfumare il riso, un Franciacorta Brut rosé, di grande eleganza, freschezza e sapidità da degustare a una temperatura di 10°.

Valeria, invece, suggerisce il Japan Yonkon, tè verde dal gusto persistente di clorofilla, che s’intrufola molto bene nel quadro generale di dolcezza naturale del piatto.

Alba

Riso Venere alla melagrana con quenelle di caprino - Foto di Walter Romano
Riso Venere alla melagrana con quenelle di caprino – Foto di Walter Romano

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