L’Hummingbird Cake e i 5 anni di Passioni da Bere

E’ passato un lustro da quando Passioni da Bere ha fatto la sua comparsa nella nostra e, spero, nella vostra vita e cinque anni sono un traguardo da festeggiare con tutti gli onori. Per questo ho deciso di proporvi una torta esageratamente calorica e imponente, che quest’anno compie i suoi 40 anni, e che nella cultura americana è entrata nella tradizione: la Hummingbird Cake.

La ricetta della “torta colibrì” venne inviata nel lontano 1978 alla rivista Southern Living dalla signora L.H. Wiggins (classe 1914) di Greensboro, North Carolina e inserita in una pagina in cui si suggerivano ricette alla banana. Il successo fu esplosivo!

La Hummingbird cake divenne in poco tempo famosa e richiestissima, tanto da diventare un confort food tipico americano: sarà per la dolcissima glassa al burro e formaggio o per gli strati che ricordano molto il banana bread.

Nel tempo la ricetta originale, vera e propria esplosione di calorie, è stata declinata in versioni più leggere e contemporanee, ma per una coerenza storica oggi vi propongo proprio quella della signora Wiggins, con il consiglio di condividerla con più amici possibili, nel vero spirito di un compleanno!

Nel video, originale della rivista, potete vedere il procedimento e il volume degli ingredienti in “cup”, per quanto mi è stato possibile ho tradotto con grammi e millilitri in modo da agevolare chi non dovesse possedere i misurini adatti.

In caso non riusciste a trovare l’estratto di vaniglia, vi consiglio di sostituirlo nella glassa con lo zucchero a velo vanigliato, mentre nella torta potete aggiungere tranquillamente i semi contenuti nel baccello di vaniglia.

Una bella tazza di tè è particolarmente indicata come accompagnamento a questo dolce sontuoso, in particolare vi suggerisco un Dong Ding, tè oolong dalle note di frutta, da infondere più volte durante la degustazione.

Alba suggerisce in abbinamento un A.A. Chardonnay passito, delizioso nettare dai sentori di frutta tropicale, dotato di mineralità salina e freschezza a bilanciare.

Valeria

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Cheesecake con coulis di pesche

Se state pensando a qualcosa di dolce e di fresco, da mangiare davanti alla tv guardando le Olimpiadi, dovreste farvi tentare da una bella fetta di cheesecake.

Dolce simbolo della pasticceria americana, il cheesecake affonda le sue origini proprio ai tempi dei primi giochi olimpici della storia.

Il primo riferimento letterario risale al 776 a.c. nell’isola di Delos in Grecia. Qui una torta al formaggio di pecora e miele veniva servita proprio agli atleti durante la competizione.

Oggi per preparare questa delizia cremosa si usa il Philadelphia, formaggio fresco pastorizzato che un lattaio americano creò nel 1872 proprio nella città da cui prende il nome.

Non vi resta che preparate i cucchiai e godervi questo cheesecake soffice e profumato.

Suggerisco in abbinamento una Malvasia delle Lipari Passito, vino dolce e avvolgente, sorretto da un’ottima scia sapida, marina, e da una risoluta freschezza.

Valeria propone invece un bicchiere di Dong Ding freddo, oolong dalle note fruttate e vanigliate che ben si sposa con il gusto della pesca.

Alba

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Canapè di polenta al salmone

Si rinnova come ogni anno il rituale che vuole la casa addobbata a festa. Riemergono da scatoloni accantonati in fondo agli armadi o ai soppalchi oggetti e ricordi. La ghirlanda da appendere alla porta, le candele da appoggiare sul camino e tutto quell’armamentario di decorazioni che rendono con pochi tocchi sapienti, le quattro mura calde ed accoglienti.

Allora ho pensato di offrire a questi gesti un vassoio di piccoli, invitanti canapè dal look natalizio, composti da un supporto di polenta grigliata sormontata da un patè di salmone delicato ma gustoso.

I ritagli di polenta avanzati dalla ricetta saranno ottimi anche il giorno dopo arrostiti sulla piastra.

Invece se decideste di preparare dell’altro patè, potreste trasferirlo in vasetti di vetro decorati con un nastro e portarli in tavola con del pane bruscato ancora caldo.

Vi suggerisco di servire questo stuzzicante aperitivo con un calice di Trento Brut, spumante morbido, fresco e piacevolmente salino, dal fine perlage che ne contrasta la grassezza e affianca molto bene la nota sapida del salmone.

Valeria invece suggerisce di abbinare questi canapè ad una tazza di Genmaicha alla fragola, tè verde con riso tostato e spezie che ben si abbina al piatto.

Alba

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Formaggio fresco con ribes rossi

wpid-wp-1441129916155.jpegUn’altra ricetta che non si può definire tale vista la sua semplicità.

Devo ammettere che l’origine di tutto è stata la voglia di provare nuovi effetti fotografici e così mi sono messa di buona lena per approntare qualcosa di visivamente bello, senza contare che è anche buonissimo! ^_^

L’accoppiate miele/formaggio e ribes/formaggio sono ben consolidate, così vorrei spendere qualche riga del mio spazio per raccontarvi alcuni degli ingredienti utilizzati per questo “dolce” appagante.

Per prima cosa la base. Ho usato del pane carasau e la sua consistenza croccante è stata significativa anche nel servizio: lame che tagliavano il formaggio e raccoglievano il dolce condimento.
Tipico della Sardegna il pane carasau è detto anche “pane dei pastori” (perché potevano trasportarlo nelle bisacce e durava per mesi) ed è composto da semolato rimacinato di grano duro, acqua, lievito e sale. In questo video di Fiorenzo Serra si può vedere la produzione casalinga di pane carasau nel 1962.

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Il miele di melata o melata di bosco o, meglio ancora, melata di Metcalfa è un miele prodotto comunque dalle api senza partire dal nettare di qualche pianta, ma dalla secrezione zuccherina di un insetto fitomizo, la Metcalfa appunto.
In realtà la parte vegetale c’è, ma subisce un passaggio in più ad opera di questo insetto americano introdotto in Europa alla fine degli anni ’70: la Metcalfa pruinosa si nutre di linfa degli alberi, ma se il suo scopo è la parte proteica, tutta la parte zuccherina gli risulta indigesta, così la elimina depositando goccioline di “melata” sulle piante. Le api ronzano al giubilo e gaudio e raccolgono questo materiale che trasformeranno nel loro miele (specie perché di solito questa cosa accade in boschi di montagna dove i fiori scarseggiano). E’ anche vero che la Metcalfa è un po’ la maledizione degli agricoltori che si vedono le piante invase da questo insetto “straniero” e gli alberi da frutto esposti al pericolo di funghi.
Ritornando però al nostro miele, questo si presenta scuro e liquido, con una nota quasi salina data dalla presenza di sali minerali in buona quantità: insomma è un ricostituente naturale veramente favoloso! (Un po’ ne avevo parlato nel nostro menù speciale di San Valentino 2015 😉 )

Infine il ribes rosso. Fratello un po’ più acido del ribes nero ha una concentrazione di vitamina C piuttosto notevole e con il suo gusto equilibra il resto della preparazione. Mi raccomando di gustarlo di stagione per assaporare le sue bacche sode e allo stesso tempo delicatissime.

Abbinate a questo piatto una tazza di Darjeeling Makaibari che con le sue note leggermente astringenti equilibra il tutto.

In abbinamento a questo formaggio fresco, delicatamente acidulo, Alba suggerisce un COF Chardonnay, vino bianco morbido e pieno, caratterialmente sapido.

Valeria

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Cheesecake Pops al cioccolato bianco

548554_4212024257043_1730148249_nCome promesso ecco la prima delle due ricette extra per questa settimana su Passioni da Bere e visto che oggi negli Stati Uniti è il National Cheesecake Day, perché non approfittarne per creare questi deliziosi pops!?

Ho scelto la versione “cotta” della cheesecake visto che il mese di Luglio sembra posseduto dall’autunno inoltrato ed il forno non disdegna di lavorare.

Potete anche preparare la torta di formaggio il giorno prima e lasciarla rassodare, conservandola in frigo.

Vi consiglio di abbinare a questi golosi cheesecake pops una tazza di Darjeeling Margaret’s Hope, perfetta per accompagnare il vellutato sapore del cioccolato e sostenere quello del formaggio e delle spezie.

Alba suggerisce in abbinamento un calice di Recioto di Soave, vino bianco dolce, morbido e suadente sostenuta da un’agile spinta fresco-sapida.

Valeria

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Sandwich al cetriolo

La tartina o il tramezzino al cetriolo, servito in forma triangolare, rettangolare o circolare, è un must del rito del tè inglese: se non siete pratici di eleganti sala da tè, sicuramente non vi sarà sfuggito il piattino di piccoli panini bianchi posizionati strategicamente sul tavolino mentre La Signora in Giallo parla o di cui si lamenta l’assenza ne L’Importanza di chiamarsi Ernesto.
Di una semplicità disarmante, il più delle volte si riduce a del pane bianco imburrato con qualche fettina di cetriolo.
La fantasia però è una delle più grandi armi a servizio dell’Universo e il semplice tramezzino si può trasformare in qualcosa di nuovo usando pane diverso, condimenti e spezie particolari o anche soltanto cambiando forma.
Così, mentre pensavo ad un tea party per un bridal shower, è nato questo sandwich a forma di calla: l’impatto evocativo e il gusto vi stupiranno.

Per l’abbinamento ho voluto osare scegliendo un tè di Ceylon proveniente da Uva, la più remota provincia dello Sri Lanka. Il suo sapore aromatico, ma morbido contrasta la dolcezza del formaggio e del cetriolo donando un connubio insolito.

Alba suggerisce in abbinamento un Ischia Biancolella, vino fresco, delicatamente morbido e dalla raffinata spinta di salinità minerale.

Valeria

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