Involtini di prosciutto crudo e asparagi su insalata di fave

La primavera oltre che il risveglio dei fiori e della frutta, dona anche delle bontà verdi difficilmente rintracciabili nel resto dell’anno: gli asparagi e le fave.

Complice il fatto che il mio padrone di casa mi ha regalato un bel mazzo di asparagi freschi, ho pensato di portare in tavola un piatto fresco e sfizioso.

L’asparagera è una pentola creata appositamente per la cottura degli asparagi, ma in fondo utilizzabile per tanti altri ingredienti: è stretta e alta, di solito corredata di cestello interno. La forma è l’ideale per cuocere gli asparagi lasciandoli in piedi, in modo da lessare la parte più dura e cuocere al vapore quella più tenera.

Ritorna qui l’accoppiata limone-semi di papavero che già vi avevo proposto negli scones e nulla vi vieta di accompagnare questa pietanza proprio con loro al posto del pane.

Abbinatelo a una tazza di Silver Green, tè Darjeeling in versione verde che accompagna perfettamente i sapori difficili degli asparagi e delle fave.

Alba consiglia in abbinamento un A.A. Sauvignon, vino bianco leggermente aromatico, dal bouquet floreale e fruttato, sorso fresco, armonico, di buon corpo.

Valeria 

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2. Fandango. Spaghetti al vino con peperoncino e crema di crescenza

Fandango

“Giura che mai tu passerai ad altre danze
come si passa in altre stanze”
(Paolo Conte)

Adele si guarda intorno, sopra di lei un cielo striato di nuvole arancio.

Decide di entrare. La libreria è gremita di gente.

Si accorge di Edoardo ma prende tempo prima di farsi vedere e tuffa la testa nel primo libro che le capita a tiro. Non si sente quasi mai pronta nemmeno quando si tratta delle piccole cose che scompigliano la routinaria esistenza di sempre.

Lui la nota, rompe gli indugi, sorriso accogliente, schiena dritta, le si avvicina.

I libri acquistati dopo il vagabondare senza fretta tra gli scaffali, due sigarette, un caffè, la passeggiata nelle strade secondarie del centro, un cartone di noodles a portar via, nessuna occhiata al quadrante dell’orologio.

Immaginano per gioco quale potrebbe essere l’incipit delle loro biografie, le prime righe, quelle che scostano una tenda per sbirciare nelle vite degli altri.

Adele era stupita di quanto in quelle ore avesse raccontato di sé stessa.

Si siedono al tavolo di un bar in una piazzetta nel cuore del rione Monti a Roma.

Ma Adele avrebbe potuto trovarsi ovunque, Notting Hill a Londra, Marais a Parigi, Serrano a Madrid, Alfama a Lisbona come se una leggera ebbrezza le mostrasse solo punti mobili e nessun porto sicuro.

Una sequela di stili architettonici, romano, medievale, rinascimentale e barocco sono offuscati da negozi di design, di abbigliamento vintage, cioccolaterie, tè shop, vinerie, air stylist di tendenza.

Un tempo là c’era la suburra con le sue chiese clandestine e i bordelli.

Oggi hanno lasciato il posto a una giostra colorata venduta come panacea alla perdita di ogni orizzonte di concretezza. Uno spazio urbano a uso dei i nuovi borghesi in posa avant-garde.

Edoardo invece è reale, terreno, forte.

Lavora in un ristorante. Fa lo chef. Le sue mani sono quelle di un artigiano, ruvide, segnate da tagli e bruciature, le mani di chi solleva padelle roventi, armeggia veloce coltelli affilati e per contrasto aggiunge sapientemente foglioline di menta e lamelle di zenzero fresco.

Adele ordina un cocktail, un Americano.

“Campari, Vermut rosso e soda, tre ingredienti italiani. Non ho mai capito perché si chiami Americano” commenta lei sollevando le spalle mentre muove i cubetti di ghiaccio con la cannuccia.

“Così come non capirò mai i fanatici del peperoncino. Lo mettono dappertutto, secondo me annulla il sapore dei cibi”

“Non sono d’accordo. Io penso invece che se ci giochi bene non copre i sapori ma li esalta, ha un aroma preciso esattamente come le altre spezie. Dovresti solo imparare a dosarlo e conoscere la qualità di peperoncino che stai usando, non hanno tutti la stessa piccantezza.”

Edoardo continua a parlare.

Parole e inflessioni di voce che si susseguono ma ormai Adele ascolta solo la sua voglia di abbracciarlo.

Squilla il cellulare.

“La passione per le borse giganti mi farà impazzire” brontola nella ricerca affannosa del telefonino che sembra risucchiato in un buco nero.

È la stessa sorte delle chiavi che crede ogni volta di aver perso e invece giacciono puntualmente sul fondo della borsa insieme a scontrini, monete, rossetto, accendino.

Troppo tardi. Guarda il display con la chiamata persa. Fa niente, si arrende, è stanca.

Non le importa piu’ di raccattare scampoli di promesse senza valore.

Edoardo le sorride dicendole “prendo un altro bicchiere di Merlot. Tu vuoi altro?”

Lei scuote la testa serena come a dire “no, sto bene, grazie”.

La realtà è che avrebbe voluto rispondergli tutta allegra “benvenuto nella mia vita”.

(Alba Severino, Racconto di un menù di San Valentino)

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Spaghetti al vino rosso con peperoncino in crema di crescenza

Spaghetti al vino rosso con peperoncino in crema di crescenza - Foto di Walter Romano
Spaghetti al vino rosso con peperoncino in crema di crescenza – Foto di Walter Romano

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Focaccia nello stile di Recco

Qualche tempo fa, una nostra lettrice, tornando da una gita in Liguria, mi aveva chiesto se potevo pubblicare la ricetta della focaccia di Recco e io, complice il clima fresco e il rinato amore per il mio forno, son contenta di renderla felice.

Precisiamo subito una cosa però: la focaccia di Recco si mangia solo a Recco.
I mastri e le maestre focacciaie han quella abilità di tirare la pasta che lo san solo loro.
Per il resto ho provato a restituirvi una focaccia al formaggio molto simile.

Focaccia di ReccoSe vi spaventa la quantità della crescenza in confronto a quella della pasta, non preoccupatevi: è proprio così! La focaccia di Recco infatti non è la panosa focaccia che tutti si possono immaginare, ma un guscio di sfoglia che racchiude un saporito cuore di formaggio.

La farina è importantissima: io ho usato il tipo Manitoba, ma voi potrete usare quella che più vi piace, basta che sia “forte”, ovvero che possa essere lavorata senza che subisca danni.

Ho deciso di abbinare a questo piatto una tazza di Chun Mee: le sue note erbacee ben si sposano con il gusto della crescenza.

Alba la propone con un Golfo del Tigullio Bianco, vino di beva disinvolta, dotato di buona freschezza e note sapide.

Valeria

Focaccia di Recco - foto di Valeria Miceli
Focaccia di Recco – foto di Valeria Miceli

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