Risotto ai pistilli di zafferano con asparagi

Nel Cantico dei cantici lo zafferano viene inserito tra le piante più pregiate del giardino.

I Romani lo utilizzavano per tingere i veli delle spose e nelle miniature sostituiva l’oro.

Io ho avuto la fortuna di ricevere in dono un intero barattolino di questa spezia così elegante ed aromatica capace di regalare originali “arditezze” anche nella preparazione di dolci particolari e inconsueti.

È stata Noemi ad omaggiarmi dei bellissimi stimmi di zafferano che conservo gelosamente.

Noemi è una ragazza gentile e ospitale che con cura si dedica nel suo giardino rigoglioso agli alberi da frutta, alla serra e alle piante aromatiche.

Quando ho messo in borsa il prezioso barattolino di Noemi già pregustavo un risotto primaverile perfetto: tostatura dei chicchi, sfumatura, cottura lenta per assorbimento e mantecatura finale.

Se solitamente utilizzare le bustine di zafferano in polvere e non siete abituati ai pistilli, dovete semplicemente avere piccole accortezze. La dose da utilizzare è normalmente di 6-7 pistilli a persona. Quindi per un risotto per quattro persone, usate un cucchiaino da caffè abbondante.

Fateli rinvenire per qualche minuto in una tazzina con del brodo caldo. Non devono essere inseriti all’inizio della cottura ma soltanto verso la fine per non perdere l’aromaticità tipica.

Consiglio in abbinamento un A.A. Riesling vino fresco e sapido, piacevolmente aromatico fino al lungo finale minerale.

Valeria consiglia un Darjeeling First Flush, tè nero indiano dalle sorprendenti note vegetali.

Alba

risotto zafferano asparagiIngredienti

  • 300 grammi di riso Carnaroli
  • 1 mazzetto di asparagi
  • 1 cucchiaino di stimmi di zafferano
  • brodo vegetale
  • vino bianco
  • ½ cipolla
  • 1 noce di burro
  • parmigiano grattugiato

Lasciate ammorbidire gli stimmi di zafferano in poco brodo bollente per una mezz’ora schiacciandoli con un cucchiaino fino ad ottenere un inteso colore giallo carico.

Pulite gli asparagi, eliminate la parte più legnosa del gambo, tagliateli a fettine e lasciate da parte le punte intere.

Tagliate a rondelle sottili la cipolla, soffriggetela con un filo d’olio e quando sarà imbiondita e morbida, aggiungete gli asparagi escluse le punte. Salate e pepate.

Versate il riso, fatelo tostare e mescolate continuamente con un cucchiaio di legno.

Sfumate col vino, fate evaporare totalmente e iniziate ad aggiungere un mestolo di brodo. Proseguite versando il resto del brodo poco per volta fino a raggiungere la cottura al dente.

A questo punto unite le punte degli asparagi e lo zafferano. Completate la cottura.

Spegnete il fuoco e mantecate con burro e parmigiano.

Ceci spezzati con verza

Nell’ultimo mese la mia vita si è fatta più frenetica e decisamente con orari più assurdi (e infatti pubblico oggi :P) e così a volte capita di dover trovare soluzioni più facili per una esistenza più semplice.

Visto l’inverno i contorni e le zuppe di legumi sono una manna dal cielo, e nel vasto panorama commerciale si può contare sui prodotti secchi, congelati, freschi e in scatola. Tra i prodotti secchi un formato non ancora diffusissimo in Italia, ma che io trovo molto comodo, sono i “Dal”: legumi decorticati e spezzati usatissimi in India (io di solito li trovo o al BIO o al negozio etnico)

I Chana dal sono piccoli ceci decorticati e spezzati che non hanno bisogno di un lungo ammollo, nè di una lunga cottura e sono perfetti per zuppe, vellutate e tutte quelle preparazioni dove il cecio non deve per forza rimanere bello integro. L’ apporto calorico è come quello dei ceci: per 100g di chana dal 347Kcal e 22,8g di proteine.

Così eccovi un contorno (ma anche una zuppa volendo) di chana dal con verza dal sentore indiano dato dalle spezie.

Ovviamente per rimanere in tema ho voluto abbinarci una bella tazza di Darjeeling, tè nero indiano che si abbina perfettamente alle spezie.

Alba propone in abbinamento un Grillo, vino bianco fresco e con vivace scia sapida in chiusura.

Valeria

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Pasta e fagioli con zucca e bacon

C’erano una volta e…nonostante tutto ci sono ancora, non proprio famosi, parecchio bistrattati, ma ci sono!

Forse l’inizio è proprio questo, perché nel proporvi un primo piatto non mi sento molto americana, ma ho deciso che nel raccontarvi di questo “Scambio Colombiano” si dovesse partire da qualcosa di noto: nel medioevo la zucca e i fagioli erano noti e utilizzatissimi, ma c’è un ma…non erano questi!

Come a volte vi ho accennato la zucca conosciuta era la Lagenaria (un esempio è la zucca siciliana), mentre le mille specie che possiamo trovare oggi sui nostri banchi (tra cui anche la tipica di Halloween) discendono da quelle americane.

Stessa storia vale per i fagioli! Per secoli gli Europei, spesso nelle classi più povere, hanno trovato sostentamento nei fagioli del genere Vigna (i “Fagioli dall’occhio”), mentre ormai per noi, quando si parla di fagioli, ci si riferisce ai borlotti, ai bianchi di Spagna e a quelli di Lima tutti del genere Phaseolus che arrivò dal Nuovo Mondo e che soppiantò il Vigna grazie alla sua resistenza e sopratutto alla sua rendita.

Il Fagiolo di Spagna (Phaseolus coccineus) di cui esiste la famosa varietà Corona, originario dell’America centrale ha la particolarità di resistere meglio alle basse temperature dei suoi “fratelli”, ma prima che fosse impiegato come alimento fu impiegato come…pianta ornamentale! La spettacolarità dei suoi fiori, sia rossi che bianchi, infatti ne fece oggetto di collezione.

Infine per rimanere in tema ho voluto aggiungere un bel peperone rosso (sarà per il clima pazzerello, ma ancora resistono abbondanti sui banchi del mercato) e del peperoncino che, indovinate un po’, sono originari in tutto e per tutto del Nuovo Mondo.

Come abbinamento scegliete una tazza di Assam, tè nero indiano che con le sue note maltate sostiene il gusto del bacon e la cremosità finale del piatto.

Alba propone in abbinamento un Verdicchio dei Castelli di Jesi, vino bianco dal sorso avvolgente, morbido e di sapida mineralità.

Valeria

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Cottage Pie

La Cottage pie e la Shepherd’s pie sono due piatti inglesi molto simili formati da un mix di carne sormontata da purè e gratinati al forno: la consuetudine vuole che la Shepherd’s pie sia formata da carne ovina cotta con delle verdure in un sugo denso, mentre la Cottage è di manzo con un condimento più semplice.

La prima apparizione ufficiale della Cottage pie può essere annoverata ad opera del Rev. James Woodford nel 1791 ed era un modo gustoso per riutilizzare la carne arrosto avanzata trasformadola in una “torta” con il purè di patate come “crosta”: in poco tempo divenne un piatto talmente tipico da essere annoverato tra gli stereotipi inglesi.

Se vi piace potete aggiungere alle cipolle anche un trito di carote e sedano per formare il classico soffritto ed eliminare la salsa Worchester se il gusto leggermente affumicato non vi aggrada.

Per una serata stile High tea preparate delle cottage pie monoporzioni e abbinatele ad una tazza di Assam, tè nero indiano dal carattere forte che ben sostiene il gusto intenso della carne e la cremosità del purè.

Alba suggerisce in abbinamento un Salice Salentino, vino rosso dal sorso rotondo e succoso con eco tannica fitta che gli conferisce corpo ed equilibrio.

Valeria

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Gramigna con il sugo di salsiccia

4 Ottobre, San Francesco d’Assisi patrono d’Italia: ai tempi di mia madre non si andava a scuola! 🙂 Beh, è anche il santo patrono di Massa, quindi lì è ancora festa! 😉

4 Ottobre, San Petronio patrono di Bologna: forse la festa più sentita della città, tanto da esserci celebrazioni per più giorni chiamate “Petroniane”.

4 Ottobre, compleanno del gatto di Alba! 😀

p_20161003_143211_1.jpgPer festeggiare questo giorno ho deciso di preparare una ricetta tipicamente emilana, semplice, ma decisamente ricca: la “Gramaggna e susézza” ovvero la gramigna con la salsiccia.
La gramigna è un formato di pasta all’uovo tipicamente emiliana che non è poi così difficile trovare anche in altre regioni, sia fresca che secca: assomiglia a un corto bucatino attorcigliato ed è servito con la salsiccia sia in bianco che in rosso.
In questa occasione vi propongo la versione al pomodoro, mentre per quella in bianco basta spadellare della cipolla con la salsiccia e condire il tutto con il parmigiano, alcuni aggiungono anche la panna.

Normalmente la salsiccia andrebbe tritata, ma a me piace anche farne delle piccolissime polpette per avere più soddisfazione durante la masticazione.

Un’ultima osservazione: il sugo dev’essere corposo, mai liquido.

Abbinate a questo piatto una tazza di Keemun, tè cinese corposo e dal gusto leggermente affumicato.

Alba propone un abbinamento territoriale, un Sangiovese di Romagna, vino rosso morbido, fresco, piacevole, dai tannini sottili e vellutati con note sapide che chiudono il sorso.

Valeria

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Paella de mariscos

La Paella nasce a Valencia da un’antica tradizione contadina. Nasce dalla necessità di sfamare con un bel piatto completo e nutriente i lavoratori delle risaie.

Riso, verdure e carni bianche erano dunque all’origine di questa pietanza, oggi nazional-popolare, che invoglia anche i turisti e gli aficionados delle abitudini iberiche.

Ne esistono numerose, stuzzicanti varianti arricchite da pesce e crostacei, aromatizzate dall’imprescindibile, prezioso zafferano, introdotto per la prima volta in Spagna dai Mori.

Al di là del gusto personale, la bontà e il valore di una paella nascono dalla scelta delle materie prime tipiche del luogo in cui viene preparata. Va da sé che l’entroterra spagnolo offre carni e selvaggina, mentre le zone costiere propongono pesce, molluschi e succulenti crostacei.

SONY DSCLa paella prende il nome dal recipiente di metallo (solitamente in ferro) nel quale viene cotta, detto in valenciano paellero. Si tratta di una padella larga e poco profonda munita di due impugnature laterali. Durante le feste di paese non è insolito vederne di enormi, dal diametro fino a due metri!

La paella NON è un risotto, quindi non deve presentarsi cremosa, di conseguenza la scelta del riso è fondamentale. Andrebbe utilizzato il cosiddetto riso Bomba, una varietà di riso spagnolo assai pregiato, dai chicchi piccoli e tondi che contengono una quantità di amido inferiore rispetto alle altre cultivar. Assorbe molta acqua e trattiene i sapori senza tuttavia sfaldarsi o incollarsi durante la cottura. I chicchi restano ben separati e non si attaccano al fondo.

Trovare in Italia il riso Bomba non è impresa facile; potreste provare nei negozi specializzati in prodotti d’importazione. Se la ricerca risultasse vana, vi consiglio di optare per il riso parboiled, un riso che tiene molto bene la cottura e non rilascia amido.

La procedura per approntare questa ghiottoneria è un tantino lunga ma ne vale davvero la pena.

Se avete voglia di una serata a tema spagnolo o se il desiderio di partire per la Spagna vi solletica, o se i frutti di mare sono la vostra passione, la paella di mariscos non può mancare.

Infine, volendo proprio esagerare nella presentazione,potreste sostituite i gamberoni con gli scampi.

Accertatevi che tutti gli ingredienti siano freschissimi e seguite la ricetta passo passo, magari sorseggiando una copa de sangria ghiacciata 🙂

Consiglio in abbinamento un Riviera Ligure di Ponente Pigato, vino bianco dall’assaggio avvolgente e di lunga persistenza che sfuma in un finale fresco e di garbata sapidità.

Valeria suggerisce di abbinare a questa festa per il palato, un bicchiere di Gyokuro, pregiato tè verde giapponese che con il suo particolare gusto dolce e umami esalta splendidamente i crostacei e lo zafferano.

Alba

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