Pasta e fagioli con zucca e bacon

C’erano una volta e…nonostante tutto ci sono ancora, non proprio famosi, parecchio bistrattati, ma ci sono!

Forse l’inizio è proprio questo, perché nel proporvi un primo piatto non mi sento molto americana, ma ho deciso che nel raccontarvi di questo “Scambio Colombiano” si dovesse partire da qualcosa di noto: nel medioevo la zucca e i fagioli erano noti e utilizzatissimi, ma c’è un ma…non erano questi!

Come a volte vi ho accennato la zucca conosciuta era la Lagenaria (un esempio è la zucca siciliana), mentre le mille specie che possiamo trovare oggi sui nostri banchi (tra cui anche la tipica di Halloween) discendono da quelle americane.

Stessa storia vale per i fagioli! Per secoli gli Europei, spesso nelle classi più povere, hanno trovato sostentamento nei fagioli del genere Vigna (i “Fagioli dall’occhio”), mentre ormai per noi, quando si parla di fagioli, ci si riferisce ai borlotti, ai bianchi di Spagna e a quelli di Lima tutti del genere Phaseolus che arrivò dal Nuovo Mondo e che soppiantò il Vigna grazie alla sua resistenza e sopratutto alla sua rendita.

Il Fagiolo di Spagna (Phaseolus coccineus) di cui esiste la famosa varietà Corona, originario dell’America centrale ha la particolarità di resistere meglio alle basse temperature dei suoi “fratelli”, ma prima che fosse impiegato come alimento fu impiegato come…pianta ornamentale! La spettacolarità dei suoi fiori, sia rossi che bianchi, infatti ne fece oggetto di collezione.

Infine per rimanere in tema ho voluto aggiungere un bel peperone rosso (sarà per il clima pazzerello, ma ancora resistono abbondanti sui banchi del mercato) e del peperoncino che, indovinate un po’, sono originari in tutto e per tutto del Nuovo Mondo.

Come abbinamento scegliete una tazza di Assam, tè nero indiano che con le sue note maltate sostiene il gusto del bacon e la cremosità finale del piatto.

Alba propone in abbinamento un Verdicchio dei Castelli di Jesi, vino bianco dal sorso avvolgente, morbido e di sapida mineralità.

Valeria

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Panna cotta con salsa al cioccolato

Verso la fine degli anni 80 compare nei menù dei ristoranti italiani la panna cotta nelle sue fondanti manifestazioni: al caramello, ai frutti di bosco e al cioccolato.

Sarà amore al primo affondo di cucchiaino: è un dolce di origine piemontese che rapisce per la sua consistenza delicata, per la perfezione del bianco, per l’arrendevolezza con cui si offre al palato, fresca e scioglievole.

La panna cotta può essere preparata con la colla di pesce o con gli albumi (in questo caso va cotta in forno a bagnomaria) ma io ho preferito l’agar agar, un ottimo gelatificante naturale ottenuto dalle alghe, un’alternativa vegetariana e salutare.

La gelatina prodotta dall’agar agar è insapore e quindi non altera minimamente quello dei cibi con cui si utilizza e viene impiegato spesso anche per la preparazione degli aspic.

In ogni caso non avrete più attenuanti né scuse per farla con le buste di preparato: la ricetta è di una semplicità disarmante!

Questo sabato scatta dunque l’operazione nostalgia atta a far felici i cultori dei dessert che hanno fatto storia 🙂

Insieme al profiterol (altro pilastro indiscutibile dei favolosi eighties) la panna cotta è perfetta per accoccolarsi sul divano per una serata amarcord.

Suggerisco in abbinamento un COF Verduzzo Friulano, vino bianco la cui dolcezza è stemperata da una buona carica fresco-sapida. Finale lungo e minerale.

Valeria suggerisce una tazza di Assam, tè nero indiano che riesce a supportare l’intensa cremosità della panna e il gusto del cioccolato.

Alba

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Straccetti di manzo con funghi porcini

Il secondo che vi propongo stasera ha come protagonista un fungo nobile estremamente apprezzato e ricercato che solitamente conquista anche i palati più esigenti.

I Romani lo chiamavano “suillus” da “suino” per il suo aspetto carnoso, sodo e tozzo, e proprio da questo deriva il nome italiano “porcino”.

Per valorizzarne profumo e consistenza è buona regola inserirlo in preparazioni poco elaborate e variare le ricette anche in base alla pezzatura. Ad esempio un fungo porcino piccolo sarà ottimo sott’olio, uno bello grande sarà più indicato per la griglia o per una frittura, mentre uno di media grandezza troverà nelle zuppe, nella pasta e nei risotti il matrimonio d’amore perfetto.

In questa occasione, per rispettare questo prodotto e per esaltarne il sapore intenso e l’inconfondibile aroma, ho spadellato dei porcini freschissimi con dei teneri straccetti di manzo.

Propongo in abbinamento un Oltrepò Pavese Pinot Nero, vino rosso ben bilanciato in freschezza e morbidezza, con pregiati tannini di trama sottile, finale persistente e intrigante nei ricordi speziati.

Valeria suggerisce un Assam – TGFOP -Mokalbari East, tè nero indiano dal carattere marcato che ben si sposa alla carne e ai funghi.

Alba

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straccetti di manzo con funghi porcini

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Nidi di carote arrosto con insalata di sorgo, mandorle e datteri

Sorgo e mais a confronto
Sorgo e mais a confronto

Adesso che vivo in Emilia per tornare a casa passo accanto a una distesa infinita di campi coltivati, anzi, direi di più, casa mia è tra quei campi: girasoli, grano, patate, mais e sorgo crescono con i loro ritmi a colorare le marroni distese.

Visto che è un po’ che non preparo una ricetta specifica “Senza Glutine” ho deciso di presentarvi il sorgo: questo cereale ha quasi l’80% della coltivazione italiana concentrata in Emilia-Romagna, è naturalmente senza glutine e ha un gusto delicato e dolciastro che non vi farà rimpiangere né il riso né il mais.

Pianta versatile è usata principalmente nei paesi sviluppati come pianta da foraggio o per creare sciroppi o bioetanolo, ma è anche una delle basi della cucina africana, tanto che sta venendo riscoperta come cereale nelle cucine degli chef.

Una curiosità: le famose scope di saggina sono fatte con gli steli del sorgo.

Provate ad abbinare questo piatto a un tè corposo come l’Assam: le sue note quasi di caffè andranno a fondersi con la dolcezza di questa preparazione.

Alba suggerisce in abbinamento un Colli Orientali del Friuli Pinot Grigio, vino bianco fresco e di spiccata persistenza minerale.

Valeria
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Tortilla di patate

Può sembrare una comune frittata ma in realtà si tratta di un ghiotto piatto della cucina spagnola.

Ciò che la caratterizza è proprio la cottura delle uova che devono restare leggermente più crude e liquide rispetto alla frittata nostrana.

Bella alta, morbida, unta, un po’ molle al suo interno, spesso viene servita insieme ad altre tapas (il meraviglioso pincho de tortilla), presentata dunque in piccole porzioni.

Con pochissimi ingredienti semplici ed economici, la tortilla restituisce un’armonia di gusto anche servita come bocadillo tra due fette di pane caldo.

Della tortilla insomma, si può far poesia, non ci si stanca mai.

Consumata insieme ad una cervecita ghiacciata potreste raggiungere vette di felicità inesplorate ma una certa soddisfazione la offre anche l’abbinamento con un Falerno del Massico Bianco, vino di buona freschezza, sapidità minerale importante, finale lungo e persistente.

Valeria invece suggerisce un Assam TGFOP Mokalbari East, tè nero indiano corposo che ben si fonde con la succulenza del piatto.

Alba

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Risotto giallo ai funghi pioppini

Se state pensando in quale recondito angolo dell’armadio abbiate messo la trapuntina per il letto e la sera coprite i piedi con un morbido plaid sul divano davanti alla tv, quello che manca è proprio questa ricetta. Si tratta di un classico di stagione: un risottino ai funghi, dei funghi dall’aspetto grazioso e dal nome buffo.
I funghi pioppini sono davvero gustosi e dal tegame dove metterete a stufarli si sprigionerà un profumo intenso che ne anticipa la prelibatezza.
Godetevi il vostro risotto cremoso, il vostro piccolo preludio d’autunno.

Suggerisco in abbinamento un Ruché di Castagnole Monferrato, vino rosso dal profumo intenso e persistente, al palato è morbido e dal leggero retrogusto aromatico.

Valeria, invece, suggerisce una tazza di Assam TGFOP Mokalbari East, le sue note l’altare esaltano il gusto dei funghi.

Alba

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