Riso Venere con gamberetti e avocado

Partiamo dall’idea che il nero è un’ottima base cromatica per far risaltare i colori accostati. Ne è un esempio questo riso dai chicchi color ebano, scuri e brillanti, servito in una veste appena esotica con gamberetti e avocado.

L’insieme risulta sinergico anche nel gusto e nei profumi: i chicchi restano separati, al dente e le consistenze dei sapori sono contrastanti: si uniscono la morbidezza della polpa dell’avocado con la tenacia del riso coi gamberetti.

L’avocado (aguacate in spagnolo, termine di origine azteca) è un frutto burroso ricco di acido folico e lipidi preziosi come l’acido oleico.

Il profumo tipico di questa varietà di riso che ricorda il pane appena sfornato si armonizza con l’aromaticità prorompente e fresca della scorza di limone.

Consiglio in abbinamento un A.A. Muller Thurgau, vino bianco delicatamente aromatico e fresco tracciato da piacevole sapidità e da sottili percezioni agrumate.

Valeria propone in abbinamento un bicchiere di Cranberry Tie Guan Yin, oolong aromatizzato fresco e intenso che regala al piatto un’ulteriore nota esotica.

Alba

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Spaghettini di riso alle verdure

Gli spaghettini di riso e quelli di soia sono un classico della cucina cinese che noi tutti conosciamo, ormai da parecchi anni è facile trovarli anche non nei supermercati etnici in versione secca.

Gli spaghettini di riso saltati con le verdure possono essere conditi a fantasia utilizzando la verdura di stagione, ma sempre tenendo conto che la cottura sarà velocissima e a fiamma molto alta: in caso contrario ci si ritroverà con delle verdure molli e gli spaghettini uniti in un unico blocco.

Se non si riuscisse a gestire contemporaneamente più pentole potete cuocere in anticipo gli spaghettini, scolarli, passarli sotto l’acqua fredda e condirli con un filo d’olio: saltandoli in padella saranno perfetti.

(Non vi piacciono gli spaghettini di riso? Provate questa ricetta con dei tagliolini all’uovo! 😉 )

Due ingredienti sono un po’ particolari: il bok choy e la salsa Sriracha.
Il bok choy è una verdura della famiglia dei cavoli e delle rape, ma assomiglia a una piccola bietola sia nell’aspetto che nel gusto. Lo si trova facilmente nei negozi etnici che hanno anche il banco di frutta e verdura; in caso contrario potete utilizzare una qualsiasi verdura a foglia verde.
La salsa Sriracha è una salsa piccante originaria del sud-est asiatico che tra il 2012 e il 2014 ha avuto un boom di tendenza incredibile, non si poteva leggere una qualsiasi ricetta in internet che chiunque aggiungeva un po’ di questa salsa: un vero trend!
In Italia è stata sdoganata dai media nel 2015 e non è troppo difficile trovarla nei negozi etnici. In caso non riusciste a trovarla ripiegate su un bell’olio al peperoncino nostrano.

Godetevi una ciotola di questi spaghetti abbinandoli a una tazza di Tie Guan Yin, oolong complesso che riesce a sostenere sia l’aromaticità del piatto sia il piccante della salsa.

Alba propone in abbinamento un Alto Adige Müller Thurgau, vino bianco fresco, di elegante mineralità e dalla tipica impronta aromatica. Nel caso il gusto del piatto venga arricchito dalla salsa piccante sarà necessario orientarsi su un vino più morbido come un Collio Goriziano Bianco, capace di attenuare note così marcate.

Valeria

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Quiche con Uovo di Struzzo

Per un aperitivo, un buffet o come piatto forte, la quiche è una di quelle preparazioni sicure che han sempre successo: una crosta di pasta brisée, un ripieno a base di uova e panna e un po’ di fantasia!
Buona tiepida, ottima fredda.

In questa sorta di quiche Lorraine, che la ricorda ma non lo è, non sono tanto gli ingredienti accessori a far scalpore, ma proprio le uova…o meglio…l’uovo! Sì perché questa altissima e sostanziosa meraviglia è stata fatta con un uovo solo!

Facciamo un passo indietro e torniamo al momento in cui mia madre torna a casa con un sacchetto del pane al cui interno si nasconde qualcosa di misterioso: dapprima la mente un po’ vacilla, poi si accorge che quel melone è un uovo…UN UOVO DI STRUZZO!

Un amico del panettiere, che ha un allevamento di struzzi, ha deciso di regalargli un uovo, ma lui non sapendo bene cosa farsene lo ha rifilato a mia madre che ovviamente me lo ha passato volentieri.

Le uova di struzzo non sono così facili da trovare e sopratutto sono piuttosto costose: ora capirete la mia felicità nel trovare un modo “consono” per cucinare questa meraviglia!
Partita nei miei viaggi fantasiosi già immaginavo l’uovo al tegamino più grande che questa casa abbia mai visto, una fila di omelette come, a quanto pare, han fatto a Masterchef, oppure una quantità industriale di crema (come suggerito da una mia amica).
Nel frattempo però mi saliva anche la voglia di conservare quel bel guscio dalla forma ancestrale, un po’ come quelli visti tante volte nei musei dietro le teche e così invece di armarmi di martello e coltello, mi sono armata di trapano e pazienza. Se qualcosa nelle mie ultime parole vi ha sconvolto, allora non sapete un particolare: il guscio delle uova di struzzo è resistente, MOLTO resistente!

Diciamo che se si decide di usare come ingrediente un uovo di struzzo bisogna essere motivati!

RSCN4804Procuratevi un assistente, un trapano e una punta da 10. Il guscio dell’uovo è una sorta di pietra e bisognerebbe usare una punta apposita, ma se non potete o non riuscite a togliere l’effetto “tamburo” del trapano, optate per una punta diversa (ci metterete solo più tempo). Pulite accuratamente la punta in caso doveste affondare troppo e pulite anche l’uovo specie il punto che andrete a forare (è pur sempre un uovo e valgono le stesse norme di igiene da tenere con le uova).

Trovate un punto di appoggio saldo dove appoggiare l’uovo (anche la base di un uovo di Pasqua va bene) e posizionate l’assistente in modo che lo tenga ben fermo, iniziate a trapanare con mano ferma e una leggera pressione: all’inizio sembrerà non accadere niente, ma voi insistete!
La quantità di polvere di guscio che riuscirete a sprigionare vi stupirà, ma alla fine arriverete alla membrana interna! Ripulite la superficie di lavoro e l’uovo dalla polvere e rompete la membrana con un punteruolo (sempre che non l’abbiate già fatto con il trapano).

Personalmente per non rovinare ulteriormente il guscio mi sono cimentata in una estrazione degna degli antichi imbalsamatori egiziani, ma per chi volesse fare prima può praticare un secondo buco opposto al primo e sfruttare così un po’ di fisica!
Nel mio caso, ho inserito all’interno del buco una bacchetta, ho strapazzato l’uovo in modo da rompere il tuorlo e ammorbidire l’albume e poi con pazienza l’ho estratto facendolo cadere in una capiente ciotola.

Infine il guscio è stato trattato con una miscela di acqua e candeggina, lavato con acqua e sapone e infine fatto asciugare perfettamente.

Se invece non ve ne frega niente di tenere il guscio, dategli di martello per crepare la superficie e aprite la membrana con un coltello seghettato in perfetto stile Rambo! 😉

Un uovo di struzzo equivale mediamente a 25 uova di gallina, anche se con un rapporto di albume superiore, e come tutte le uova ha una sua “pezzatura”: il mio può essere considerato medio-piccolo e direi che a 25 non ci arriva! 😀

Il tè indiano dell’Assam è il più indicato per accompagnare questa sorta di quiche Lorraine: ottimo caldo, se lo preferite come aperitivo può essere trasformato in un robusto tè freddo.

Per bilanciare la tendenza dolce e la grassezza della quiche, Alba consiglia in abbinamento un A.A. Muller Thurgau, vino bianco delicato, leggermente aromatico e dal buon tenore di acidità a contrasto.

Valeria

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Gamberetti al tè Lung Ching

Tra i piatti tradizionali cinesi a base di tè ci sono i gamberetti al Lung Ching: semplici, ma allo stesso tempo saporiti, esaltano il gusto del tè.

Per la ricetta originale si raccomanda l’uso di gamberi d’acqua dolce, ma essendo considerati a rischio di estinzione (specie non autoctone e decisamente più aggressive hanno ormai invaso il loro habitat), ho optato per dei gamberi equo-solidali.

Il Lung Ching è un pregiato tè a denominazione di origine protetta famoso per le sue note di castagna bollita.

Il vino di Shaoxing è un distillato di riso utilizzato per cucinare, facilmente acquistabile nei negozi etnici.

In un video della CNN la Chef Vicky Lau, reinterpreta questo piatto famosissimo in chiave gourmet.

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DSCN5013Nella cucina cinese oltre al gusto è importante appagare anche gli altri sensi, così se vorrete approntare la ricetta per una occasione speciale, decoratela con verdure verdi (un cetriolo abilmente tagliato) e ponete al centro del piatto di servizio un bicchiere rovesciato contenente acqua e foglie di tè.

Il procedimento potrebbe essere difficile se non ci si è abituati, quindi consiglio di fare un po’ di pratica con un piatto ed un bicchiere con dell’acqua: riempite il bicchiere lasciando circa un dito dal bordo, appoggiatevi la superficie del piatto e con un rapido gesto rovesciate il tutto. La camera d’aria che si andrà a formare, manterrà il bicchiere pieno anche se sottosopra. 😉

Ovviamente abbinate una tazza di Lung Ching per accompagnare ed esaltare il già presente aroma del tè.

Per la naturale tendenza dolce dei gamberi e la leggerissima untuosità del piatto, Alba suggerisce un Muller Thurgau, vino bianco secco, dagli accenni varietali e appena aromatici, fresco e piacevolmente sapido.

Valeria

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Guacamole

Il guacamole è una celebre salsa messicana servita in genere con triangoli di tortillas all’inizio dei pasti. Da proporre come aperitivo, magari proprio stasera. Perché?

Perché oggi e’ la giornata che celebra il cocktail Margarita, il Margarita day!

Guacamole, tacos, tamales e tequila….andaleandalearribarriba 🙂

L’ingrediente base è l’avocado e il segreto per la riuscita del piatto è la giusta maturazione.

Ahuacatl è il nome azteco per dire avocado, trasformato in “aguacates” in Centro America.

Nella mia versione la piccantezza è nulla perché ho usato un peperoncino dolce ma voi potreste scegliere diversamente e ravvivarne il sapore con un peperoncino piccante.

Stappate una birra lager bella fredda per accompagnare il tutto o se preferite restare sul calice di vino, vi consiglio un Alto Adige Müller Thurgau, vino bianco fresco, sapido e delicatamente aromatico.

Valeria invece propone un Wen Shan Bao Zhong, tè oolong naturalmente profumato e aromatico.

Alba

Guacamole - Foto di Walter Romano
Guacamole – Foto di Walter Romano

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Chayote al formaggio

Il chayote o zucca spinosa appartiene alla stessa famiglia delle zucche e dei meloni ed è originario del Sud America, ma ormai è diffuso in tutto il mondo: si trovano infatti interessanti ricette anche in Asia e, ovviamente, in Europa.

A casa mia è uno dei piatti più sdoganati di mia madre: non pensate a chissà che preparazione o succulenza come può essere una pasta al forno, ma a noi piace tantissimo.

chayote

E’ un ottimo contorno oppure si può usare come secondo leggero, ed è DOLCE.
Dolciastro più che altro, ma è proprio questa sua caratteristica a renderlo irresistibile: il chayote cotto prende una scioglievolezza intensa supportata dallo strato di formaggio e si trasforma in una coccola.

Noi usiamo una varietà verdastra e con poche spine, ma in commercio ne troverete di tutti i colori dal verde al giallo. Un consiglio pratico nel maneggiarli è di usare dei guanti da cucina se non si è molto esperti: si eviteranno contatti indesiderati con le spine.

Ho deciso di abbinare a questo piatto una tazza di Organic Korakundah Estate Nilgiri FOP, un tè semplice e delicato per esaltare al meglio la dolcezza del chayote.

Alba propone un Alto Adige Müller Thurgau, vino bianco dal sorso fresco, sapido, di misurata struttura e piacevole persistenza aromatica.

Valeria

chayote al formaggio Continua a leggere Chayote al formaggio