Risotto dolce al cardamomo con anacardi e uvetta

Il riso dolce è sempre una coccola, è la dolcezza fatta piatto e consumato in compagnia fa sentire bene.

Abbiamo già visto come preparare il riso al latte, ma questa volta ho voluto preparare una versione senza lattosio ispirandomi ai piatti orientali come il Pongal.

Pongal è sia il nome di una festa dell’abbondanza e del raccolto che si svolge nel sud dell’India, sia quello di un piatto che viene servito durante quella festa.
Il Sakarai pongal in particolare è un riso dolcificato con il jaggery (una sorta di zucchero grezzo confezionato in panetti e popolarissimo in Asia, Africa e Sud America), speziato e utilizzato come offerta nei templi. Normalmente nella sua preparazione manca il latte e la parte grassa è costituita dal ghee o burro chiarificato.

Per chi non trovasse il burro chiarificato o non si sentisse sicuro a causa di una intolleranza, può benissimo sostituire il burro chiarificato con del buon olio di semi di arachidi.

A causa della poca diffusione del jaggery in Italia ho deciso di sostituirlo con dell’ottimo zucchero muscovado che ha donato al piatto una nota oscura, una dolcezza extra e una consistenza quasi da confettura.

Ovviamente vi consiglio di abbinare questo piatto a un tè indiano come un Assam o un Darjeeling che con le loro note tanniche contrastano bene la dolcezza del riso e accompagnano la leggera speziatura.

Alba propone in abbinamento un Albana di Romagna Passito, vino dolce dal carattere strutturato e pieno che fonde morbidezza e vivida freschezza con accenni sapidi.

Valeria

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Torta di riso bolognese (o degli Addobbi)

Ormai da qualche anno gravito nella zona di Bologna un po’ per lavoro, un po’ per il cuore, ma finalmente ho fatto il passo del cambio residenza e con il mio ragazzo ci siamo trasferiti in una mansardina del comune di Budrio. 🙂

Uno dei dolci simili, ma completamente diversi che ho potuto apprezzare qui è la Torta degli Addobbi: una torta di riso ricca e decisamente dolce che si discosta molto dalla torta di riso ligure che vi avevo proposto qualche tempo fa.

Il suo nome particolare deriva dal fatto che veniva preparata durante la Processione del Corpus Domini, dove sia la chiesa coinvolta sia le case sul percorso della processione venivano addobbate a festa. Era anche un modo per far visita a parenti, amici e vicini, visitando la casa adornata e gustando i pezzetti di torta di riso messi a disposizione degli ospiti con dei pratici stuzzicadenti.

La ricetta deriva dall’Accademia italiana di cucina con qualche variante.

Gustatela con una bella tazza di Darjeeling second flush, le cui note mandorlate e leggermente astringenti ben si sposano con il ricco sapore del dolce.

Alba propone in abbinamento un Albana di Romagna passito, vino dolce e avvolgente al palato, equilibrato da una verve fresca e minerale.

Valeria

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Nian Gao al cocco e azuki

19 Febbraio 2015, secondo novilunio dal solstizio d’inverno, capodanno in molti stati dell’Estremo Oriente. In Cina iniziano i festeggiamenti per l’anno della Capra e proseguiranno, seguendo una serie di tradizioni, per 15 giorni.
Sarà ovviamente un tripudio di decorazioni e luci rosse, petardi e cose rumorose, pulizie di primavera, ecc. Perché vi chiederete voi? Perché tradizione vuole che in questi giorni la Bestia del Capodanno (il Nian dalla testa di leone e corno di rinoceronte) si risvegli dal suo letargo e semini morte e distruzione, per fortuna proprio non sopporta i rumori forti, il colore rosso e una casa bella pulita! 😉

Anche se nel mondo cattolico ieri è iniziato il periodo quaresimale, non potevo esimermi dal presentarvi un piatto tradizionale dal sapore particolare che in questo momento è indispensabile in ogni casa orientale: la torta di riso glutinoso.

A essere sincera il Nian Gao è sì una torta di riso, ma nell’accezione più ampia, intesa come massa compatta a base di riso. Dalla storia antica (se ne  ritrova l’abitudine a cucinarla già nel 1045 a.C.), la sua diffusione in un territorio vasto come la Cina e gli altri paesi (ad esempio il Giappone), ne ha modificato profondamente aspetto, sapore e ingredienti facendolo variare da piatto dolce a salato e perfino non avendo una corrispondenza nemmeno nella cottura o nella forma. Infine quindi ne rimane solo il nome comune che richiama nei suoi ideogrammi un senso di prosperità e longevità per il nuovo anno.

La farina di riso glutinoso si trova facilmente nei negozi di alimentari asiatici e deriva dalla lavorazione dei chicchi dell’Oryza sativa var. glutinosa: in questo caso glutinoso non è riferito quindi al glutine (di cui è priva), ma al fatto di dar vita ad un impasto appiccicaticcio.
Per intenderci è la stessa farina che viene usata per preparare gli gnocchi di riso nei ristoranti cinesi e il famoso Mochi giapponese; per chi avesse già assaggiato uno di questi piatti saprà cosa lo aspetta: una consistenza gommosa e un po’ appiccicosa, che fa impazzire cinesi e giapponesi (e gli estimatori occidentali).

Per gli altri ingredienti ho voluto usare i fagioli azuki (che spessissimo vengono accoppiati al riso glutinoso nei dolci e in più sono rossi e portan bene), il cocco (simbolo di forza) e il sesamo.

Per la cottura ho scelto un ibrido, a mio avviso soddisfacente, tra la cottura a vapore e il forno: in questo modo si riesce a mantenere quella gommosità tanto tipica in questa preparazione.

Infine passiamo all’abbinamento con il tè. In questo particolare caso credo che vi sia un po’ di libertà sia supportata dalla tradizione che dai gusti personali: infatti potete optare per un tè arricchito da cannella e pepe (una sorta di chai) per allontanare possibili malattie invernali che si vogliano intrufolare in questo nuovo anno, oppure un tè dolce e orientaleggiante arricchito con datteri e fichi per la prosperità e la ricchezza, o magari un prezioso oolong del Guangdong, oppure abbinare il tutto ad un Sencha Kagoshima, tè verde giapponese dal retrogusto dolce e leggero.

Alba suggerisce in abbinamento un Albana di Romagna Dolce, vino sorretto da una gradevole freschezza e sottile sapidità.

Valeria

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Financier di Natale

Il financier è un dolcetto franco-svizzero a forma di piccolo lingotto d’oro (forse deve il suo nome proprio a questo).

A metà strada tra un cupcake ed un biscottone, è fatto con farina di mandorle e, nella sua versione natalizia, decorato con una deliziosa crema al burro profumata alla vaniglia e all’arancia.

Se preferite una preparazione più leggera potete sostituire le 2 uova con 3 albumi montati a neve, togliere il lievito e servire il tutto, invece che con la crema di burro, con un sorbetto (o una granita) agli agrumi.

In questa Vigilia vogliamo proporvi questo dolcetto perfetto per una colazione alternativa o per supportare le varie visite di amici e parenti, senza che vada ad intaccare i più tradizionali panettone e pandoro.

Dal canto mio abbino al financier il tè Noël à Nice: miscela di Natale a base di tè verde, dai sentori di mandorla e cannella.

Alba propone per questi dolcetti delicatamente aromatici, un Albana di Romagna Passito, vino bianco dolce sorretto da una buona freschezza e da una scia minerale appena accennata.

Vi Auguriamo un Felice Natale e a risentirci per il 26 Dicembre!

Valeria

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Torta al Limone di Verdure dolci

“Molta gente mangia più con la fantasia che col palato e però guardatevi sempre dal nominare, almeno finché non siano già mangiati e digeriti, que’ cibi che sono in generale tenuti a vile per la sola ragione che costano poco o racchiudono in sé un’idea che può destar ripugnanza; ma che poi, ben cucinati o in qualche maniera manipolati, riescono buoni e gustosi.”
(Pellegrino Artusi parlando della Torta di Patate)

In effetti questa torta nasce da ingredienti che molti non considerano degni di un dolce ed io, che amo le sfide, ho voluto aggravare la situazione eliminando uno dei capisaldi della pasticceria: il burro.

Non contenendo nessun tipo di latticino questa delizia è adatta anche a chi soffre di intolleranza al latte o a chi preferisce limitare l’assunzione di grassi.

Le verdure scelte sono tutte a tendenza dolce e già usate in torte famose, il vantaggio di averle insieme è la possibilità di non sprecare nulla della preparazione: infatti l’acqua di cottura rimasta potrà essere salata e aromatizzata con cipolla e sedano, trasformandosi in un eccellente brodo vegetale per le altre vostre ricette o per una minestra riscaldante.

L’interno rimarrà piacevolmente umido e compatto, ma cotto al punto giusto, con sprazzi croccanti dati dalle noci, mentre il gusto vi stupirà per il suo aroma di limone su un fondo di dolcezza.

A questa torta ho voluto abbinare un classico della prima colazione l’English Breakfast, magari addizionato di zucchero e limone, come riprova che anche nelle cose più comuni si trova il piacere.

Alba propone in abbinamento un Albana di Romagna passito, vino dolce, sostenuto da una buona freschezza e da una vena sapida minerale.

Valeria

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Muffins alla Carota

Qualche anno fa ero stagista a Genova presso “Il Museo delle Culture del Mondo – Castello D’Albertis”: mi alzavo molto presto al mattino e mi portavo il pranzo al sacco per non perdere troppo tempo nella pausa tra un turno e l’altro.

Muffins alla Carota - foto di Gianluca Celea
Muffins alla Carota – foto di Gianluca Celea

A volte preparavo dei muffins e li posizionavo nella zona ristoro per allietare un po’ di più la pausa caffè (per me tè) di tutto lo staff.

La mia responsabile, ad oggi amica, rimase colpita da dei muffins alla carota: per la loro delicatezza, per la loro voglia di primavera e di sole.

Vorrei riproporveli sperando che possiate avere la stessa sensazione.

A questi muffins abbino un tè Ceylon: la sua forza si sposa con la crema di formaggio, mentre le sue note fruttate esaltano il gusto della scorza d’arancia come nient’altro.

Alba propone in abbinamento un Albana di Romagna Passito, vino dolce, equilibrato dalla giusta vena di freschezza e sapidità.

Valeria

Muffins alla carota
Muffins alla Carota – foto di Gianluca Celea

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