Panino “tre colori” alla Guasacaca

Nonostante il tempo non sia bello ovunque in questo ponte del 1° Maggio, ci sono lo stesso i coraggiosi che han deciso di sfidare le intemperie per un bel picnic e ci sono anche chi non volendo sfidare nessuno han solo voglia di un panino dal gusto estivo e insolito per sperare nel sole.

Questo panino nasce così: dalla voglia di sole e gusti insoliti.

Insolito in fondo è solo l’aggiunta della guasacaca anche perché l’accoppiata caprino-barbabietola rossa è più che consolidata.
La guasacaca (da molti conosciuta come il guacamole venezuelano) è una salsa aromatica e fresca, dai gusti intensi che normalmente ben si sposa con il pollo arrosto o con i fritti, ma che qui è stata usata per dare carattere e un nuovo volto ad un panino che rischiava di essere “monotono” nella sua tranquillità.

Vegetariano, è dal punto di vista nutrizionale una bella bomba vista la presenza sia dell’avocado che del formaggio, e appunto per questo può essere visto come un pasto unico.

Accompagnate questo panino a un buon succo di frutta oppure a un bicchiere (caldo o freddo) di tè verde all’arancia, le sue note fresche e fruttate ben si sposano con l’aromaticità della preparazione.

Alba propone in abbinamento un COF Sauvignon, vino bianco agile e fresco al palato, invitante e pulito, di buona persistenza.

Valeria

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Manioca fritta con salsa all’avocado venezuelana – Yuca frita con Guasacaca

Ed eccomi di nuovo a cimentarmi con una ricetta venezuelana insegnatami dalle sorelle Garcia Borello, una ricetta che spedisce immediatamente nei sapori estivi di Caracas: la yuca frita con guasacaca.

La yuca, meglio conosciuta in Italia come manioca, è un tubero ricoperto da una dura e ruvida scorza marrone dalla forma che ricorda vagamente una carotona o una radice di daikon. La si trova facilmente nei supermercati ben forniti o nei negozi di alimentari freschi etnici. Al momento dell’acquisto assicuratevi che sia dura e compatta, che non abbia buchi e che le estremità non siano molli. La scorza di solito viene ricoperta da uno strato di cera per conservarla più a lungo.
Se mentre la sbucciate notate un odore decisamente sgradevole non proseguite oltre: la manioca è avariata e non c’è altro da fare che buttarla.
Come molti tuberi e ortaggi che conosciamo meglio, la manioca non è fatta per il consumo a crudo, è invece importante cuocerla bene: dopo bollita può essere consumata direttamente oppure fritta come in questa ricetta.
L’aggiungere un bicchiere di acqua fredda è denominato “dare un susto” ovvero spaventare l’acqua e si colloca più nel rituale di cucina che nella tecnica vera e propria.

Paradossalmente è più difficile trovare il coriandolo fresco! Se nei suddetti negozi non lo avete trovato (va anche sotto il nome di cilantro) potete ripiegare su una bella macinata dei semi (acquistabili ovunque): il sapore cambierà, ma sarà comunque gustosa.

L’usare la farina di mais rende il piatto adatto al consumo per celiaci e completamente gluten-free.

La yuca frita con guasacaca è il contorno IDEALE ad un bel pollo alla griglia o arrosto: stupite i vostri invitati servendola al posto delle più banali patate.

Per rimanere in tema di sole e tropici vi propongo di abbinare a questo piatto un bicchiere di Orange Red Carrot, magari servito freddo, infuso a base di rooibos verde con arancia, carota e barbabietola.

Alba propone in abbinamento un Colli Orientali del Friuli Pinot Grigio, vino bianco fresco, fruttato, con eco di sapidità minerale.

Valeria

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Fagioli neri alla Venezuelana – Caraotas negras

Il 12 Ottobre le mie amiche venezuelane italo-ispaniche Carolina e Cristina hanno dato, per la gioia dei commensali, un pranzo a base di specialità della loro terra.
In men che non si dica mi sono armata di curiosità, carta e penna lasciandomi istruire nelle ricette e nei sapori.

Quella che vi propongo oggi è la versione di Carolina di un piatto diffusissimo non solo in Venezuela, ma in quasi tutta l’America Latina e riproducibile abbastanza facilmente anche qui da noi: il Caraotas negras, ovverosia i fagioli neri.
Ricchi di sapore e speziati, ma non piccanti, i fagioli neri vengono consumati si potrebbe dire a qualsiasi ora del giorno, intrufolandosi nelle varie preparazioni.

L’Ají dulce è un peperoncino della specie Capsicum chinense di cui fa parte anche l’Habanero, ma a differenza del piccantissimo fratello, l’Ají dulce ha una piccantezza quasi nulla, lasciando solo una vena aromatica.
Se nella vostra città esistono negozi etnici e/o specializzati latinoamericani non dovrebbe essere difficile trovarli. Ají è un modo per dire peperoncino, quindi più che al nome affidatevi al fatto che non sia piccante.
In caso non riusciste a trovarli sostituiteli con dell’ottima paprika, non sarà tradizionale, ma sarà sicuramente gustoso.

Accompagnateli con una tazza di Assam first flush, tè nero indiano delicato ma deciso che ancora non ha la ricchezza degli Assam più famosi.

Alba propone in abbinamento un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo, vino rosato fresco, vellutato e sapido, dall’eco fruttata.

Valeria

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Mini burger di lenticchie rosse e batido “tres en uno”

Un aperitivo in rosso.

Rosso che fa tanto autunno nelle foglie svolazzanti e nell’attesa del Beaujolais Nouveau.

Rosso come il mio gatto Ulisse col suo musetto contro il vetro della finestra a guardare l’invisibile mistero, privilegio esclusivo dei gatti.

Rosso intenso del batido che vi propongo oggi e che in Venezuela viene servito con l’immancabile arepita o con una succulenta empanada.

A Merida, meravigliosa città nelle Ande venezuelane dove ho avuto la fortuna di trascorrere alcuni mesi, c’era la fila al mercato per bere questo succo arricchito ahimé da un occhio di vacca, una roba disgustosa ma in tema col mood grottesco di questa festività.

Lungi da me servirvi questo macabro richiamo alla tradizione andina e llaneras, preferisco postarvi la ricetta dei miei burger vegetariani, una salutare alternativa alla carne.

Buen provecho!

Alba

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Arepas con bufala, pachino e avocado.

L’ arepa e’ un piatto tradizionale del Venezuela.

Mi ha accompagnato per tutto il tempo che sono stata ospite, viaggiatrice in questo Paese grande e meraviglioso a cui sono estremamente legata e che per diverse ragioni porto nel cuore.

Le arepas sono piccoli panini schiacciati fatti con farina di mais bianco. La forma ricorda quella delle tigelle nostrane.

E’ il pane dei venezuelani e come qualsiasi pane puo’ essere farcito in tanti modi, con queso (formaggio), jamon (prosciutto), con gli affettati, anche se in Venezuela solitamente si usa la carne mechada, una carne sfilacciata e speziata.

Anche la cottura puo’ variare, si possono friggere, passare al forno o piu’ comunemente su una piastra rovente.

Potete trovare la farina di mais bianco nei supermercati, nei negozi di cibi etnici o biologici. Qui a Roma si trova anche da Castroni. La piu’ diffusa ha una confezione gialla e si chiama Harina Pan.

La farina di mais e’ priva di glutine e percio’ e’ ben tollerata anche dai celiaci.

Ho pensato di farcire le arepas con ingredienti mediterranei come la mozzarella di bufala e i pomodorini pachino appena scottati in padella , aromatizzati semplicemente con origano e basilico.

Ho aggiunto un avocado, altro frutto gustosissimo ed estremamente diffuso in Venezuela.

Il risultato e’ un piatto che combina la cucina di due Paesi, un incontro di gusto stuzzicante e profumato perfetto per l’aperitivo o come antipasto.

Per questa ricetta ho scelto un Sannio Falanghina, vino dal sorso carezzevole, con buone sensazioni pseudo-caloriche e una piacevole persistenza gusto-olfattiva.

Valeria, invece, propone un Wen Shan Bao Zhong servito freddo, per esaltare le note profumate dell’avocado e del pachino.

Alba

Arepas con bufala, pachino e avocado - foto di Rossella Reggente
Arepas con bufala, pachino e avocado – foto di Rossella Reggente

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