Pasta sciancà

La cucina ligure, per la sua semplicità, è pervasa dai sapori semplici dell’orto e dalla volontà di non buttare via nulla. Questa pasta nasce come idea per riciclare la sfoglia che veniva usata per le torte salate o per altre ricette, mentre il condimento è un insieme di verdure primaverili facili da trovare e velocemente lessate per mantenere la loro croccantezza.

Pasta sciancà vuol dire proprio pasta sciancata: i pezzi di sfoglia vengono strappati velocemente senza una forma precisa.

E’ un piatto rustico che difficilmente viene presentato nei ristoranti e che richiama il gusto forte della natura grazie anche all’aglio crudo.

Gustatelo con una tazza di Darjeeling FF – FTGFOP1 – Monteviot (biologico), tè indiano dalle insospettabili note fresche.

Alba propone un abbinamento territoriale, un Riviera Ligure di Ponente Vermentino, vino bianco dai toni morbidi ma ben bilanciato da una piacevole sapidità.

Valeria

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Raviole di San Giuseppe

19 Marzo. San Giuseppe e festa dei Papà. Mentre nel resto d’Italia si accende la diatriba sulle zeppole se al forno o fritte, se con l’amarena o meno, alla crema o altro, qui a Bologna sono tutti più “polleggiati” (tranquilli) perché a San Giuseppe ci sono le raviole!

La raviola è un dolcetto di pasta frolla, tipicamente a mezza luna o quasi, ripieno di mostarda bolognese, nella versione più tradizionale, o di altre confetture o cioccolata in quelle più estrose. In questo periodo si trova ovunque: nelle pasticcerie, dai panettieri e anche nei supermercati.

La mostarda bolognese è una tipica confettura della città quasi impossibile da trovare al di fuori e composta da un mix di mele e pere cotogne con l’aggiunta di semi di senape, anche se quest’ultimo ingrediente sta scomparendo.

Al suo posto potete benissimo usare una composta di prugne o una cotognata.

Se vi piace potete spruzzare la superficie delle raviole appena sfornate con del liquore come l’alchermes.

Abbinate questi dolcetti a una tazza di Earl Grey, tè aromatizzato al bergamotto, dalle note un po’ vintage.

Alba suggerisce in abbinamento un calice di Aleatico dell’Elba, vino dolce e succoso vinificato da uve appassite naturalmente al sole.

Valeria

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Passioni da Bere a Vite di Vigna

Venerdì 2 marzo, a Roma, Passioni da Bere partecipa al seminario, accompagnato da una degustazione, a cura di Resistenze Naturali, dal titolo Vite di Vigna.

Si svolgerà in zona Quadraro, presso l’associazione Baracca e Burattini (ex Via Libera).

Si tratta del primo appuntamento di Resistenze Naturali, una pagina aperta per parlare del mondo del vino, delle esperienze in vigna e nelle enoteche e degli eventi che si svolgono attorno al tema enologico.

Oggetto di questo primo incontro è ciò che accade in vigna e ciò che nasce dal lavoro sapiente dei vignaioli che coltivano riducendo al minimo l’uso di pesticidi e additivi.

Il seminario è a cura di Simone Robertiello con la partecipazione di Dario Biagetti (Enoize).

I vini in degustazione, entrambi della cantina Robertiello, sono due rossi a base di Sangiovese con la presenza del Ciliegiolo.

Il primo vino, il Mosaico, ha un approccio più immediato; il secondo, il Barocco, che affina alcuni mesi in barrique, è un vino vigoroso ed elegante.

Per questa occasione Passioni da Bere partecipa con la sua proposta gastronomica, una proposta fatta di assaggi semplici pensati per una convivialità spontanea.

I piatti sono stati valutati per essere accostati e armonizzati ai vini serviti alla mescita.

L’offerta da assaporare presenta:

  • Briciolata di patate con porri e salsiccia di Norcia
  • Hummus di fagioli con crostini al rosmarino
  • Polpettine di farina di ceci, topinambur e coste di bieta
  • Plumcake rustico con olive ed erbette aromatiche

Per info e prenotazioni:

resistenzenaturali@gmail.com

Zaru Soba ai funghi shiitake con verdure, uova sode e prosciutto crudo

L’altro giorno ero nel mio supermercato BIO di fiducia e gironzolavo tra gli scaffali cercando qualche idea per combattere l’afa e il caldo assurdo: è così che ho trovato questa soba arricchita con funghi shiitake.

La soba sono degli spaghettini di grano saraceno tipici del Giappone: sono popolarissimi e vengono consumati sia caldi, sia freddi in ristoranti specializzati. Vengono mangiati tradizionalmente a Capodanno come simbolo di buono auspicio e sono il pasto comune di chi trasloca.

Esistono moltissime varianti nella composizione dell’impasto dove le percentuali di grano saraceno variano in rapporto ad altre farine, questo particolare è molto importante per chi soffre di celiachia che dovrebbe accertarsi di ordinare soba 100% di grano saraceno. Oltre alla farina di frumento o di orzo, vi sono anche aggiunte sfiziose come il matcha (che dona alla soba un bel colore verde), la patata dolce, l’amaranto, la quinoa,  o,  come in questo caso, funghi shiitake.

Tra le infinite ricette fredde (rigorosamente FREDDE) ho scelto la Zaru Soba: spaghettini freddi serviti su una stuoia (zaru) che funge da colino e che andranno intinti in una salsa gustosa.

Per completare il pasto bisogna dire che la scelta più golosa doveva ricadere su una croccante tempura, ma con questo caldo non ho avuto il coraggio di mettermi a friggere; se invece siete dei temerari il mio consiglio è di provare con una classica tempura di gamberoni: DELIZIOSA!

Così, visto il periodo, mi sono fatta ispirare da un’altro piatto estivo: i somen. Questi spaghettini finissimi vengono serviti fluttuanti in acqua ghiacciata da dove si pescano con le bacchette per essere intinti in una gustosa salsa e, di solito, vengono accompagnati da verdure fresche, uova e prosciutto cotto. I somen sono anche il piatto tipico per il festival di Tanabata che si festeggia il settimo giorno del settimo mese.

diverso impiattamento: porzioncine già preparate e decorazione di nori per Tanabata

Chiunque abbia una solida cultura pop, specie riguardo agli anime e ai manga, non può non ricordare il classico festival estivo dove i protagonisti vestono lo yukata (il kimono estivo), vanno in giro per bancarelle e appendono ai rami di bambù bigliettini colorati con i loro desideri.
Tanabata si festeggia il settimo giorno del settimo mese: quindi per chi segue il calendario solare il 7 Luglio, per chi invece quello lunare il 28 Agosto (data però che cambia ogni anno). E’ un festival mutuato dalla tradizione cinese (festival di Qixi) e può essere considerato una sorta di San Valentino con al centro una struggente storia d’amore. La leggenda narra della figlia dell’Imperatore del Cielo, Orihime (identificata con la stella Vega) instancabile filatrice che fa una vita da sarta stacanovista degli abiti divini: un giorno il padre decide di premiare questa sua devozione combinandole il matrimonio con Hikoboshi (identificato con la stella Altair), il bovaro delle stelle, anche lui stacanovista. L’amore scoppia impetuoso ed entrambi si dimenticano di ottemperare ai loro doveri; questo lassismo provoca l’ira dell’Imperatore che decide di separare i due sposi con il fiume impetuoso della Via Lattea. Orihime si dispera, piange in continuazione e le sue lacrime si trasformano in pioggia; lo strazio è tale che l’Imperatore mosso a pietà concede ai due innamorati di incontrarsi un giorno l’anno: uno stormo di gazze formerà un ponte volante sopra il fiume e, se il tempo lo permette, i due potranno riabbracciarsi.

Mi sono divertita a mettere nel piatto i 5 colori tradizionali giapponesi: verde, rosso, giallo, bianco e nero; ho sostituito il prosciutto cotto con un delizioso prosciutto crudo e invece delle listarelle di frittata ho tagliato delle uova sode in onore della luna piena. Il dashi (brodo) usato per la tsuyu è un kombu mizudashi, una sorta di tè freddo di alga, che va a sostituire il più comune dashi a base di pesce: il piatto così preparato e con la sostituzione del prosciutto e delle uova con un’altra proteina è l’ideale per una dieta vegana.

La tecnica per assaporare al massimo la Zaru Soba è: assagiare qualche spaghetto per valutarne il gusto, insaporire di conseguenza la tsuyu con il cipollotto e gli altri aromi (il wasabi può essere messo sulla punta delle bacchette invece che nella tsuyu), prendere una porzioncina di spaghetti con le bacchette, intingerla per 2/3 nella salsa, portare alla bocca e “risucchiare”! Il rumore che ne scaturirà non è affatto maleducato in Giappone, anzi è altamente consigliato per esaltare tutti i sapori che, veicolati dall’aria, si propagheranno anche al naso.

Ovviamente propongo in abbinamento un tè freddo giapponese, magari un Sencha preparato a freddo, mentre Alba propone un Riviera Ligure di Ponente Pigato, vino dall’assaggio avvolgente che indugia tra morbidezza e garbata sapidità.

Valeria

 

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Il Festival In Tè di Bologna, ADeMathè e MondoThè…

Lo scorso 24 Marzo vi avevo annunciato un sacco di novità riguardanti Passioni da Bere e il tè e a quasi un mese da quel giorno ecco un resoconto su come è andata! 😉

E’ iniziata la collaborazione con Mondothè, la piattaforma multimediale italiana sul Tè, dove potrete trovare le mie ricette nella sezione “Bevande a base di tè“: non solo tè aromatizzati o profumati, ma vere e proprie preparazioni come cocktail, mangia&bevi, chai e altro ancora dove il tè è sovrano. Questa settimana l’articolo è il Tè freddo al lime e miele: una rinfrescante proposta resa golosa dalla presenza del miele di tiglio.

Un’altra notizia per la quale siamo orgogliose è la vincita di una delle nostre foto nella categoria Foto più condivisa del concorso “Il Tuo Viaggio nel mondo del Tè”: il Premio Speciale PETER’S TeaHouse “Confezione Giappone per Due” è arrivato proprio oggi! 🙂

Il box giapponese contiene due coppette e due barattoli in argento, con 60gr di Matcha alle Rose tè verde e 80gr di Sencha Kyoto tè verde. Il box contiene un origami a forma di farfalla, simbolo di gioia e di longevità.

Ho subito fatto un assaggio dosando 3g di ogni tè, acqua a 70°C per 1 minuto di infusione. 🙂

Infine ecco il Festival organizzato all’interno di Palazzo De’ Toschi in una piazza Minghetti inondata dai fiori di Bologna in Fiore!

La manifestazione è stata organizzata dalle associazioni In Tè e ADeMaThè Italia e, in quanto socia della associazione degustatori e maestri del tè di stanza a Bologna, sono stata scelta per fare da promoter all’associazione stessa durante tutto il festival.

Uno dei partner dell’evento è stata la Banca di Bologna che ha messo a disposizione lo splendido Salone presso Palazzo De’ Toschi, aperto da poco dopo il restauro degli architetti Glauco e Roberto Gresleri.

Gli eventi sono stati ricchi e frequentatissimi, tanto che tutti quelli con prenotazione (e a pagamento) erano Sold Out ancora prima di aprire le porte il venerdì pomeriggio!

Tra i workshop gratuiti (così come lo era l’entrata al Festival) ci sono stati quelli tenuti direttamente da Marco Bertona, presidente di Ademathè: in particolare quelli sui Mestieri del Tè per i quali l’associazione è famosa.

Dal mio cantuccio, proprio accanto all’entrata e alla sala workshop, mi prodigavo nel promuovere i corsi dell’associazione, raccoglievo l’e-mail per le newsletters, le domande di associazione, sovraintendevo a un mini bookshop con l’anteprima nazionale del libro “Il tè: storia, popoli, culturee facevo una pubblicità assurda al GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) per i soci ADeMaThè.
Sono stati tre giorni intensi in cui tutti ci siamo impegnati a dare il meglio e nei quali ho conosciuto persone fantastiche come le hostess (soprannominate da me le “ragazze in argento” per la loro divisa) che hanno mantenuto la calma, il sorriso e la gentilezza anche nei momenti critici e con le quali ci siamo scambiate opinioni sugli assaggi di tè che riuscivamo a sorbire nei rarissimi momenti liberi, lo staff In Tè con la quale ho “convissuto” per più di 10 ore ogni giorno (con una speciale menzione a Carlotta Mariani), il prof. Marco Bertona e la maestra Nan XI che mi ha fatto assaggiare (e regalato) un gustosissimo tè salato della Mongolia, Roberta Marasco, l’autrice de “Le regole del tè e  dell’amore” che è riuscita, prima e dopo la presentazione del suo libro, a farmi una dedica e a scambiare quattro chiacchiere, i ragazzi di Me Garbage sempre di fretta con tutta la loro attrezzatura e le migliaia di persone da tutta Italia e dal mondo con le quali ho conversato (e qui non posso non citare il gentilissimo Somasena Mahadiulwewa, ministro consigliere del commercio dell’ambasciata dello Sri Lanka, con il suo impeccabile inglese e i mille sorrisi e lo staff di Eastern Traditio che tra l’inglese e il buon Google Translate dal cinese ci siamo capiti).

Ovviamente ho fatto anche degli acquisti grazie al GAS riuscendo ad accaparrarmi della stupenda oggettistica e un prezioso Da Hong Pao (oolong ad alta ossidazione) che prima o poi vi proporrò qui.

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Numerosi gli espositori che hanno portato al Festival i loro prodotti e la loro esperienza.

In particolare vorrei segnalare il progetto NarraTè con la presentazione in anteprima dell’infuso a base di rooibos dedicato a Bologna: una bustina di tè, ma anche un mini racconto che dura 5 minuti…giusto il tempo di non annoiarsi aspettando l’infusione perfetta.

Infine la scenografia con la mostra dedicata alla Cina che accompagnava i visitatori su per le scale…

…e gli arredi Molo con la loro particolare struttura a fisarmonica, ultraleggeri ed ecostostenibili.

A conti fatti è stato un successo oltre ogni aspettativa per quello che è stato, a tutti gli effetti, un Festival 0: 5.700 visitatori, 11.000 tè offerti, oltre 300 le tipologie di tè proposte, 150 anni della prima piantagione di tè in Sri Lanka, 30 eventi in tre giorni, 10 espositori. (dati In Tè)

Valeria

L’America è qua! (e da più di 500 anni)

Per Halloween vi avevamo promesso che avremmo recuperato il menù mancato con qualcosa di speciale nel mese di Novembre ed eccoci qui 🙂

Nel pensare a cosa proporvi abbiamo, come al solito, osservato e ascoltato la vox populi e in questo Novembre gli italiani si sono “scoperti” interessati conoscitori della politica americana con le elezioni presidenziali: a torto o a ragione, con consapevolezza o meno, ognuno ha rivolto lo sguardo verso gli Stati Uniti e nei 2 mesi di “transizione” tra i due mandati il gossip sarà all’ordine del giorno.
E qui è iniziata (è continuata) quella discussione ormai vecchia sull’invasione culturale, sulle nostre tradizioni che scompaiono, sulla troppa americanizzazione, ecc.

Un altro argomento che ci ha convinte è che in effetti giovedì sarà il Giorno del Ringraziamento: l’anno scorso avevamo già accennato a questo evento importantissimo per gli statunitensi e vi avevamo dato delle proposte interessanti su come approntarlo.

Ma torniamo al nostro menù!

L’idea è partita dal voler utilizzare degli ingredienti americani che, ed è indiscutibile, ci hanno cambiato la vita: non parliamo di hamburger, Coca Cola o simili, ma proprio di tutti quei cibi che grazie alla scoperta del continente americano si sono diffusi profondamente all’interno della nostra tradizione culinaria tanto da stravolgerla e orientarla verso occidente.
Nel 1972 lo storico Alfred W. Crosby coniò il termine “Scambio Colombiano” per definire quel grande viaggio che piante, animali e malattie (organismi viventi in grado di adattarsi ed evolvere) hanno fatto avanti e indietro tra il Vecchio e il Nuovo Mondo: la storia politica, economica e sociale del mondo è stata modificata da questo scambio.

Un menù quindi ricco di questi elementi, ma che al primo sguardo vi sembrerà “Mediterraneo”: ecco quindi una specie di Ringraziamento semplice, moderno, “sano e rustico” e che dedichiamo a tutti i nostri sostenitori.