Brownie Sundae Fairtrade

Anche quest’anno Passioni da Bere partecipa alla grande sfida Fairtrade con delle ricette pensate per la festa della mamma.

Nel pianificare la ricetta Fairtrade per la festa della mamma di quest’anno ho pensato al fatto che la mia di mamma oggi sta a più di 450Km da me…sono quasi sicura non riuscirà ad assaggiare la ricetta…quindi mi sono gettata su qualcosa di particolarmente goloso e sontuoso e caotico e…insomma qualcosa da mangiare quando la mamma non c’è.

Ho scelto moltissimi prodotti Fairtrade e li ho combinati tutti assieme: cacao amaro, cioccolato fondente e cioccolato bianco della Repubblica Dominicana, zucchero integrale del Perù, gelato alla vaniglia del Madagascar, noci brasiliane e anacardi della Costa D’Avorio, una vera bomba di gusto sfociata nella realizzazione di un brownie sundae.

Il brownie sundae è un dolce che combina due famosissimi (e stracarichi di calorie) dolci americani: i brownie e il sundae. Il sundae è un gelato ricoperto di sciroppo, arachidi e frutta inventato (dice la leggenda) per aggirare le restrizioni imposte dalle Blue Laws, leggi (alcune tutt’ora in vigore) per limitare quelle azioni ritenute disdicevoli nel giorno del Signore (la domenica=sunday): tra queste azioni vi era mangiare il gelato (alcuni dicono il gelato alla soda, una sorta di affogato frizzante).
Il brownie invece è un tortino dal cuore quasi budinoso dato dalla grande quantità di zucchero, cioccolato e burro nella ricetta.

Lo zucchero scelto è quello integrale: umido e dal caratteristico retrogusto di liquirizia che si sposa alla perfezione con la forza del cacao.

Abbinando questo dolce a una tazza di English Breakfast, si esaltano ancora di più le note dello zucchero integrale.

Alba suggerisce in abbinamento un calice di Colli di Conegliano Refrontolo Passito, vino dolce dai tannini levigati , sontuoso nei richiami fruttati e persistente.

Valeria

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Manzo in salsa di clementine

Il binomio carne e agrumi non è poi tanto strano ed esistono grandi piatti della tradizione che fanno da esempio; in questo caso la particolarità sta nell’aver usato una marmellata direttamente nella preparazione della salsa per “glassare” i pezzi di carne con uno stile e un gusto tutto cinese.

In effetti esiste un piatto simile fatto partendo dalle clementine fresche dove il sapore particolare della scorza si mescola a quello della salsa di soia: è un piatto che simboleggia fortuna e successo, rientrando a pieno titolo nei menù di capodanno.

Io ho usato un’ottima marmellata Bio, ma se in casa ne avete una fatta da voi, sarà ancora più soddisfacente! 😉

Alba consiglia in abbinamento un Refosco dal Peduncolo Rosso, vino pieno, morbido, sapido e avvolgente.

Valeria

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Bucatini all’Amatriciana

La pasta fumante sparge un odore irresistibile e il vino un’allegria conviviale. La consistenza tenace del bucatino pieno di sugo solletica il palato.

Questa è l’immagine ridanciana e festosa in programma questo weekend per la sagra dello spaghetto all’Amatriciana. C’era attesa per la celebrazione della 50esima edizione della festa che acclama uno dei piatti più amati da tutti, da sempre. Un piatto dalla semplicità che incanta.

Le cose sono andate diversamente e le aspettative, i sogni, le case, i corpi sono stati devastati dall’immensa tragedia del terremoto che ha colpito i territori del Reatino.

L’albergo-ristorante Roma, a gestione familiare, in pieno centro storico ad Amatrice ospitava turisti arrivati proprio per l’occasione e per godere della bellezza di un’escursione sui monti della Laga.

Alle 3.36 del 24 agosto 2016 il tempo si è fermato insieme al cuore della popolazione rimasta vittima di una realtà tanto crudele da ridurre all’impotenza.

Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto sono i Comuni che riportano le ferite più profonde.

Paesi sventrati da un sisma che ne ha stravolto la fisionomia e ha lasciato una pesante eredità, un lutto difficile da elaborare.

Noi di Passioni da Bere vogliamo rivolgere un pensiero a quei territori martoriati e lo vogliamo fare proprio attraverso il gusto, il profumo, il calore consegnati dalla ricetta fedele della pasta all’Amatriciana.

Sorseggiate un calice di Rosso Piceno vino vellutato, sottilmente speziato e di viva freschezza o una tazza di Keemun Congou, tè rosso cinese dal gusto leggermente floreale.

E mentre sorseggiate ricordatevi di donare.

Donate quello che potete: sangue, soldi, alimenti, medicine, vestiti, coperte. Serve tutto. E fatelo soprattutto con la testa e non solo trascinati dalla commozione del momento, informandovi sulle reali necessità: magari adesso la mole di beni arrivati basta e dovrà essere smaltita, ma fra qualche settimana? Quando i media avranno relegato la notizia altrove o quando lo sdegno sarà passato e sostituito da qualcos’altro? In quel momento dove saranno gli aiuti?

I riferimenti della Croce Rossa, della Protezione Civile, degli ospedali, dei punti di raccolta sono ormai noti, circolano nella rete come fili resistenti di solidarietà.

Ecco alcuni numeri utili che già girano in rete:

Alba e Valeria

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Ragù Alla Bolognese (ricetta contemporanea)

Felice giorno dell’Immacolata a tutti!
Probabilmente la casa sarà addobbata, il presepe e l’albero pronti e la tavola imbandita.
Allora perché non proporre un sugo ricco, famoso e stracopiato per condire la pasta: il ragù alla bolognese!

Mi sono accostata al ragù alla bolognese in modo serio, quando ho iniziato a frequentare l’Emilia-Romagna e come ogni ricetta tradizionale vi sono tante varianti quante sono le zdåure (le massaie, le signore della casa) e ovviamente ognuna asserisce che la sua variante è quella giusta.
Così, per non far torto a nessuno, ho deciso di seguire la ricetta depositata il 17 ottobre 1982 dalla delegazione bolognese dell’Accademia italiana della cucina presso la Camera di Commercio di Bologna.

Tagliatelle e ragù

Non è una ricetta leggera, né per una spaghettata estiva né per un piatto veloce: è una ricetta che definirei “festiva”, importante, da utilizzare quando si ha un po’ di tempo e si vuole avere un primo gustoso, magari con della pasta fatta in casa. La morte di questo ragù sono le tagliatelle e qui a Bologna ci tengono veramente che sia così: ho visto inizi di convulsioni per aver sentito “Spaghetti alla Bolognese”.

Se non volete condire delle tagliatelle, ma della pasta secca corta (ottimo il formato detto “gramigna”) potete aggiungere al ragù preparato con questa ricetta mezzo bicchiere di panna da montare: cucinate la pasta, il ragù e montate la panna, al momento di servire mescolate i tre elementi in una zuppiera e avrete una deliziosa pasta “pasticciata” alla bolognese.

Per chi fosse abituato ad aggiungere una punta di bicarbonato o di zucchero per contrastare l’acidità del pomodoro, in questa ricetta si usa aggiungere un po’ di latte a fine cottura: funziona!
E’ anche da dire che come consiglio generale vi ricordo di preferire passate di pomodoro dove gli ingredienti sono solo “pomodoro e sale”, senza l’aggiunta di altro.

Per sostenere la ricchezza del ragù, consiglio una tazza di Keemun, tè rosso cinese intenso e aromatico.

Alba propone in abbinamento un Rosso Piceno, vino piuttosto morbido con tannini e alcolicità in equilibrio e una discreta persistenza aromatica.

Valeria

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Polpettone di fave secche con salsa alle mele

Una delle nostre proposte più apprezzate in questi anni è stata l’Arrosto di maiale con la salsa di mele, così in un ottica vegetariana, anzi vegana, ho deciso di proporvi questo polpettone lasciandomi ispirare da un’altra ricetta medioevale (no, non mangiavano solo cacciagione!) e cambiandola solo nell’aver dato al purè di legumi una forma simile a un arrosto e ripassandolo in forno.

DSCN5275L’ingrediente principale sono le fave secche decorticate: legume utilizzatissimo in passato, ha lasciato un po’ il posto ad altri venendo rilegato nelle preparazioni tradizionali. Si presentano piatte e dall’insolito colore giallognolo che non ricorda affatto il verde di quelle fresche e a cui tutti sono abituati.

Le fave infine sono un alimento simbolico e quelle secche in particolare venivano usate come cibo nelle feste dedicate ai defunti e nei rituali per l’allontanamento degli spiriti indesiderati: al giorno d’oggi ne rimane un ricordo nel nome di alcuni dolci tipici (le fave dei morti).

In caso non riusciste a trovarle o non possiate mangiare le fave, questa ricetta è ottima utilizzando i ceci al loro posto.

Infine la salsa di mele: ingrediente fondamentale della ricetta dona carattere e umidità al polpettone che da solo risulterebbe troppo secco e monotono.

Gustate questo piatto accompagnandolo a una tazza di Darjeeling second flush.

Alba suggerisce in abbinamento una Vernaccia di San Gimignano, vino bianco dai sentori di frutta e fiori bianchi, morbido ma bilanciato da una buona freschezza.

Valeria

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Porrata bianca – Salsa speziata ai porri (vegana)

Quella che vorrei presentarvi oggi è una ricetta tratta da un frammento di un libro di cucina del XIV Secolo intitolato “LVII RICETTE D’ UN LIBRO DI CUCINA DEL BUON SECOLO DELLA LINGUA”, una ricetta medioevale dunque e, per chi volesse sorprendersi ancor di più, vegana.

Nel medioevo durante il periodo Quaresimale, non solo era d’obbligo consumare pasti “di magro”, ma anche l’astenersi dal mangiare prodotti derivati dagli animali (gli animali acquatici avevano una classificazione differente), quindi anche il latte era escluso dalle preparazioni: uno dei sostituti più utilizzati fu il latte di mandorle che qui vediamo in versione “salata”.

Interessante leggere il testo originale di questa salsa densa e aromatica:

Se vuoli fare porrata bianca per xij persone, togli due libre di mandorle e una oncia di gengiove fine bene pesto, e togli iiij maci di porri, e mettigli a lessare; e quando sono bene cotti, pure il bianco, scolali dell’ acqua e battigli. E togli le mandorle ben lavate e ben monde e stemperate con acqua poca e bene colate; e mettile a bollire col porro, e fallo bene cuocere, e mettivi del detto gengiove che tu ài. Questa vivanda vuol esere biancha e bene spessa; e poni spetie sopra scodella.

L’autore dà la ricetta per 12 persone, ma ho creduto più opportuno ridimensionare le quantità a 4 persone, e mentre nello scritto originale si partiva dalle mandorle intere per la preparazione del latte, nella mia moderna svogliatezza mi sono affidata ad un latte di mandorle in bricco BIO e tutto italiano: solo acqua e mandorle, senza l’aggiunta di dolcificanti o altro.

Densa e aromatica può essere spalmata su dei crostini, mangiata a cucchiaiate o usata come accompagnamento per altre portate.

Ho voluto provare questa salsa aromatica abbinandola ad un tè nepalese, molto simile al Darjeeling, proveniente dal giardino Maloom: le sue note di mandorla ben si sposano con tutta la preparazione.

Alba propone in abbinamento un A.A. Sauvignon, vino bianco di buona struttura, fresco, corredato da una scia sapida e persistente.

Valeria

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