di Social Media e Follower

Avete presente quei momenti in cui lavori e lavori al tuo progetto, ti incaponisci sulla qualità del prodotto, curi i minimi dettagli, fai promozione seria e mirata e i tuoi risultati, per quanto ragguardevoli, sono una goccia nel mare rispetto al tuo vicino che attira clienti alla velocità della luce grazie a una mise “attraente” e SOPRATTUTTO al fatto che conosce un sacco di persone che ne conoscono altre che magari non c’entrano niente con lui, ma visto che tutti vanno lì ci sarà un motivo e quindi si mettono in fila alle 5 del mattino pur di donargli i loro soldi.

ORA

Quello sopra descritto non è nulla di nuovo, il passaparola è sempre esistito ed è uno degli strumenti di marketing più forte sulla faccia della Terra: le signore che dal parrucchiere parlano, i discorsi in piazza, sul pianerottolo e ovunque voi vogliate si facevano ai tempi degli antichi greci, ma adesso c’è qualcosa di più, ADESSO ci sono i social media!

Per chi ancora pensasse che i social media siano qualcosa di privato grazie ai mille filtri per la privacy, non ha capito che mettere qualcosa su internet è come andare a parlare in piazza: lo si può fare da un pulpito o in un angolo con una amica chiedendole “di non dirlo a nessuno”, ma fidatevi che comunque la gente si farà i fatti vostri.

Quindi ecco che con la piazza più grande del mondo chiamata Internet, il passaparola è diventata una cosa enorme, che viaggia a ritmi decisamente superiori a qualsiasi impiccione vecchio stampo vi sia mai capitato di incontrare: enorme e decisamente dispersivo.

Chiunque sia mai stato in un grande mercato o a una fiera sa che non si riuscirà mai a vedere tutto, ad ascoltare tutti e ad assaggiare criticamente tutto: buonagrazia che non si perde il gruppo di amici per poi arrancare spaesato con il cellulare in mano chiedendosi perché Tizio o Caio non rispondono e offendendoli mentalmente sul fatto che non sentono in quella bolgia di urla, immagini e tentazioni.

Ma torniamo a noi. (non si inizia una frase con Ma? Va Beh, fatevela andare bene. Sì, anche il va beh!)

I Social media si inseriscono in tutto questo proprio come passaparola: se un sito internet è più una vetrina o un negozio, i social sono la piazzetta, la portineria, la parrucchiera, lo spogliatoio della palestra o qualunque altro posto in cui vi venga voglia di dire la vostra proprio su quella vetrina o quel negozio, commentando magari la gentilezza della commessa o l’odore dei tavoli (?). Ce ne sono tanti e di tutti i tipi e le aziende (diciamo chiunque ci voglia lavorare sù) sanno che è importantissimo stare sui Social perché il passaparola è sacro!

Però la cosa è, a mio avviso, sfuggita di mano.

Facciamo adesso un esempio concreto: io ho un sito chiamato “I cavolini di Bruxelles: ricette Light” (non ce l’ho veramente quindi NON cercatelo) dove, appunto, mi ingegno a produrre ricette leggere con gli amati cavoletti. E’ un foodblog ed è decisamente di nicchia, quindi per farmi notare nell’oceano dei foodblogger e dei produttori di cavolini, apro dei profili su Facebook, Twitter e Instagram dove pubblico le mie foto altamente artistiche, ma funzionali, delle mie tonde e verdi bontà (i cavolini!). Però i follower non si vedono, arrancano, latitano, mentre il sito “accanto” macina centinaia di follower al giorno proponendo cavolini saltati nella pancetta con il glutammato e delle foto imbarazzanti (e lo so perché con gli occhialoni da sole ci sono andata a fare un giro in quel sito). Non paga della beffa ecco il danno: l’odiato rivale, forte di migliaia di follower (ricordate l’inizio del post?), è stato contattato da una grossa multinazionale dei cavolini e ora andrà in tv a proporre le sue ricette, scriverà un libro e vivrà di cavolini e glutammato.

Siete sconvolti, non capite perché, iniziate a pensare che la dolce leggerezza dei vostri cavoletti non piace alla gente, che forse forse dovreste convertirvi anche voi alle polverine: se pensate questo, allora non avete notato i fili del burattinaio.

Sono passati 20 anni da quando i computer sono entrati nella nostra vita e 10 da quando essere social è diventata la normalità: esistono strategie, algoritmi, programmi e veri e propri corsi che regolano l’afflusso della “gente” alle informazioni; e gli utenti che vogliono fare follower, sanno come fare!

Prendiamo Instagram, il foto-social più in voga in questo momento: è  veloce, giovane e fresco, pieno di rimandi (gli Hashtag) che sostituiscono i pipponi lunghi e noiosi (tipo questo) ed è lo strumento per eccellenza per  fare Follower e non perchè siete bravi a fare foto (per carità: aiuta!), ma perchè avete azzeccato l’hashtag giusto, perchè vi siete dotati di BOT (sistemi di automatizzazione del lavoro che mettono Like, commentano, seguono o smettono di seguire profili al posto vostro), perché fate parte di fantomatici gruppi WhatsApp o perché vi siete comprati i Follower.

Il sistema dei BOT è così diffuso che, anche se non lo si ha personalmente, se si riceve un Like o si viene seguito da un profilo “di alto rango” nel giro di pochissimo si avranno Like e nuovi Follower proprio guidati da questi automatismi (a volte su foto dubbie e di scarso interesse) e se, per esperimento, voi non interagite con questi follower (seguendoli a vostra volta o mettendo like) nel giro di poco gli automatismi vi tolgono i follower.

Non importa più che cosa voi stiate fotografando e se il contenuto di quella  foto sia il frutto dei vostri sforzi, contano i numeri.

Posso dire che in 5 anni e mezzo, Passioni da Bere non si è mai comprato nessuno e che tutto il lavoro su Internet viene fatto manualmente e spendendo molte energie, ma ci rendiamo conto che siamo in mezzo alla fiera più grande del mondo e che abbiamo perso il nostro gruppo: ci piacerebbe ritrovarvi e interagire con voi attraverso i nostri social.

Qui sotto troverete i link a quelle pagine e ci piacerebbe che lasciaste un messaggio o un commento del tipo “Ciao sono Tizia del blog Caio, seguo il tuo sito e ora ti ho trovato qui!” oppure “Ci siamo conosciuti all’evento Tal de Tali!”, così sapremmo che siete veramente voi e non delle macchine e vi seguiremo con molto piacere! ^_^

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Padellata di cavolini di Bruxelles con castagne
La nostra ricetta senza glutammato

Che cosa è l’olio EVO?

Attraverso la nostra Cassetta delle Lettere ci arrivano mail di vario tipo e noi, nel limite del possibile, rispondiamo a tutte.

Una domanda frequente riguarda la terminologia usata nelle ricette e nello specifico:

“Che cosa è l’olio EVO?”

In genere si scatena il panico da “questa ricetta non la posso fare perché non ce l’ho!”.
Così mi viene da dire: niente paura!
L’olio EVO è un acronimo e sta per

Extra
Vergine
di
Oliva

Sperando di aver fugato almeno questo dubbio, vi lascio al nostro ricettario, ai nostri vini e ai nostri .

Valeria