2. Fandango. Spaghetti al vino con peperoncino e crema di crescenza

Fandango

“Giura che mai tu passerai ad altre danze
come si passa in altre stanze”
(Paolo Conte)

Adele si guarda intorno, sopra di lei un cielo striato di nuvole arancio.

Decide di entrare. La libreria è gremita di gente.

Si accorge di Edoardo ma prende tempo prima di farsi vedere e tuffa la testa nel primo libro che le capita a tiro. Non si sente quasi mai pronta nemmeno quando si tratta delle piccole cose che scompigliano la routinaria esistenza di sempre.

Lui la nota, rompe gli indugi, sorriso accogliente, schiena dritta, le si avvicina.

I libri acquistati dopo il vagabondare senza fretta tra gli scaffali, due sigarette, un caffè, la passeggiata nelle strade secondarie del centro, un cartone di noodles a portar via, nessuna occhiata al quadrante dell’orologio.

Immaginano per gioco quale potrebbe essere l’incipit delle loro biografie, le prime righe, quelle che scostano una tenda per sbirciare nelle vite degli altri.

Adele era stupita di quanto in quelle ore avesse raccontato di sé stessa.

Si siedono al tavolo di un bar in una piazzetta nel cuore del rione Monti a Roma.

Ma Adele avrebbe potuto trovarsi ovunque, Notting Hill a Londra, Marais a Parigi, Serrano a Madrid, Alfama a Lisbona come se una leggera ebbrezza le mostrasse solo punti mobili e nessun porto sicuro.

Una sequela di stili architettonici, romano, medievale, rinascimentale e barocco sono offuscati da negozi di design, di abbigliamento vintage, cioccolaterie, tè shop, vinerie, air stylist di tendenza.

Un tempo là c’era la suburra con le sue chiese clandestine e i bordelli.

Oggi hanno lasciato il posto a una giostra colorata venduta come panacea alla perdita di ogni orizzonte di concretezza. Uno spazio urbano a uso dei i nuovi borghesi in posa avant-garde.

Edoardo invece è reale, terreno, forte.

Lavora in un ristorante. Fa lo chef. Le sue mani sono quelle di un artigiano, ruvide, segnate da tagli e bruciature, le mani di chi solleva padelle roventi, armeggia veloce coltelli affilati e per contrasto aggiunge sapientemente foglioline di menta e lamelle di zenzero fresco.

Adele ordina un cocktail, un Americano.

“Campari, Vermut rosso e soda, tre ingredienti italiani. Non ho mai capito perché si chiami Americano” commenta lei sollevando le spalle mentre muove i cubetti di ghiaccio con la cannuccia.

“Così come non capirò mai i fanatici del peperoncino. Lo mettono dappertutto, secondo me annulla il sapore dei cibi”

“Non sono d’accordo. Io penso invece che se ci giochi bene non copre i sapori ma li esalta, ha un aroma preciso esattamente come le altre spezie. Dovresti solo imparare a dosarlo e conoscere la qualità di peperoncino che stai usando, non hanno tutti la stessa piccantezza.”

Edoardo continua a parlare.

Parole e inflessioni di voce che si susseguono ma ormai Adele ascolta solo la sua voglia di abbracciarlo.

Squilla il cellulare.

“La passione per le borse giganti mi farà impazzire” brontola nella ricerca affannosa del telefonino che sembra risucchiato in un buco nero.

È la stessa sorte delle chiavi che crede ogni volta di aver perso e invece giacciono puntualmente sul fondo della borsa insieme a scontrini, monete, rossetto, accendino.

Troppo tardi. Guarda il display con la chiamata persa. Fa niente, si arrende, è stanca.

Non le importa piu’ di raccattare scampoli di promesse senza valore.

Edoardo le sorride dicendole “prendo un altro bicchiere di Merlot. Tu vuoi altro?”

Lei scuote la testa serena come a dire “no, sto bene, grazie”.

La realtà è che avrebbe voluto rispondergli tutta allegra “benvenuto nella mia vita”.

(Alba Severino, Racconto di un menù di San Valentino)

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Spaghetti al vino rosso con peperoncino in crema di crescenza

Spaghetti al vino rosso con peperoncino in crema di crescenza - Foto di Walter Romano
Spaghetti al vino rosso con peperoncino in crema di crescenza – Foto di Walter Romano

Ingredienti

  • 200 grammi di spaghetti di Gragnano
  • 1 bicchiere di vino rosso corposo
  • 1 porro
  • peperoncino
  • 70 grammi di crescenza
  • 1 cucchiaio di latte
  • 1 cucchiaino di burro
  • olio extra vergine d’oliva
  • sale

Mettete l’acqua della pasta sul fuoco. Portate a bollore e salate.

Nel frattempo fate appassire il porro tagliato finemente in un’ampia padella con 3 cucchiai d’olio evo.

Aggiungete sale, peperoncino, ½ bicchiere di vino rosso e un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta.

Fate fondere in un pentolino la crescenza col burro e col latte.

Continuate a mescolare con un cucchiaio di legno fino a formare una cremina omogenea. Spegnete la fiamma e coprite con un coperchio per evitare che si raffreddi.

Cuocete la pasta fino a metà cottura e versatela nella padella aiutandovi con un cucchiaio servi spaghetti.

Tenete un po’ d’acqua di cottura da parte che utilizzerete se necessario.

Amalgamate bene e aggiungete un altro ½ bicchiere di vino.

Coprite con un coperchio per un paio di minuti, poi scoprite e lasciate completare la cottura continuando a girare ed eventualmente aggiungete un po’ d’acqua messa da parte.

Impiattate e versate sugli spaghetti la crema di crescenza.

Per la preparazione di questo piatto ho utilizzato un Merlot, vino rosso di gusto pieno e dalla fitta trama tannica ma morbida. Consiglio di proseguire la degustazione della pasta con lo stesso vino.

Valeria invece propone un Grand Yunnan, tè dalle note speziate che ben si sposa con il peperoncino.

3 thoughts on “2. Fandango. Spaghetti al vino con peperoncino e crema di crescenza

    1. Ciao Dottore’! tra un esame e l’altro prova questi spaghetti al vino (se sono un po’ fortini nella riduzione aggiungi una puntina-ina-ina-ina di zucchero e se ti piace il formaggio vai pure di grattatina di ricotta salata). E torna presto prima di altre apocalittiche esondazioni del Tevere! 😉

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